Bussana, 23 febbraio 1887
Fratelli Frilli Editori · 2014
Descrizione
“Perché mi hai portata qui?”. E prima ancora che iniziasse a spiegarle che era stata lei ad insistere, con voce sibilata: “Abbracciami. Ho paura. Mi sento morire. Mi scoppia il cuore dentro. Perché viene buio? Aiutami, ti prego!”.
“Domani sarà tardi, per rimpiangere la realtà: è meglio viverla, è meglio viverla…” canta oggi Vasco Rossi. Per il povero don Antonio, timido prete dell’Italia umbertina, però, lungo e travagliato sarà il percorso a sfiorare tale conclusione, preso alla sprovvista dinnanzi all’indomabile femminilità d’Elisabetta “completamente fradicia, coi neri capelli lunghi appiccicati dall’acqua, il viso tutto gocce, tremante, gli occhi blu dell’azzurro intenso del mare nel sole in inverno ed il labbro inferiore come se avesse appena pianto”. Non bastano le esplicite minacce dell’arcivescovo o i ricatti della madre a tormentarlo, ci si mettono pure le irrequietezze anarco- presindacali di fine Ottocento e le iniziali tragiche avventure coloniali dell’Italia. Dalla malinconia solitaria della campagna piemontese, gli eventi lo porteranno all’esplosione di luce, fiori spontanei e colori della Liguria di ormai due secoli fa, dove l’attende, però, il terremoto del 1887, proprio in quel paese, Bussana, poi abbandonato e successivamente riscoperto e colonizzato dagli artisti di tutto il mondo negli anni ’60. Ma è la mela che gli porge Elisabetta, con quello che nasconde la sua anima e lo smarrimento di sempre dell’uomo dinnanzi all’imprevedibile sensualità femminile, a far forse concludere, di nuovo con Vasco: “Questa avventura è stata una follia”. Nulla accade, però, nella nostra vita senza cambiarci.
“Domani sarà tardi, per rimpiangere la realtà: è meglio viverla, è meglio viverla…” canta oggi Vasco Rossi. Per il povero don Antonio, timido prete dell’Italia umbertina, però, lungo e travagliato sarà il percorso a sfiorare tale conclusione, preso alla sprovvista dinnanzi all’indomabile femminilità d’Elisabetta “completamente fradicia, coi neri capelli lunghi appiccicati dall’acqua, il viso tutto gocce, tremante, gli occhi blu dell’azzurro intenso del mare nel sole in inverno ed il labbro inferiore come se avesse appena pianto”. Non bastano le esplicite minacce dell’arcivescovo o i ricatti della madre a tormentarlo, ci si mettono pure le irrequietezze anarco- presindacali di fine Ottocento e le iniziali tragiche avventure coloniali dell’Italia. Dalla malinconia solitaria della campagna piemontese, gli eventi lo porteranno all’esplosione di luce, fiori spontanei e colori della Liguria di ormai due secoli fa, dove l’attende, però, il terremoto del 1887, proprio in quel paese, Bussana, poi abbandonato e successivamente riscoperto e colonizzato dagli artisti di tutto il mondo negli anni ’60. Ma è la mela che gli porge Elisabetta, con quello che nasconde la sua anima e lo smarrimento di sempre dell’uomo dinnanzi all’imprevedibile sensualità femminile, a far forse concludere, di nuovo con Vasco: “Questa avventura è stata una follia”. Nulla accade, però, nella nostra vita senza cambiarci.
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