Capovolgere il mondo per rimetterlo in piedi
EDUCatt Università Cattolica · 2014
Descrizione
Non riflettiamo mai abbastanza sulla diversità. La riconosciamo spesso solo parzialmente e non sempre armati di un sereno desiderio di conoscenza. Ne abbiamo paura. Oppure la “consumiamo”, e allora non ci sono problemi: cucine esotiche, mode etniche, commistioni musicali. Chi non ne ha fatto esperienza? Il discorso che vogliono fare queste pagine va oltre; innanzitutto, come l’antropologia culturale prescrive, vogliono presentare la diversità come varietà e ricchezza culturale a partire dall’assoluta uguaglianza e profondità delle potenzialità umane e delle correlate esigenze vitali in ogni parte del pianeta.
Veniamo al tema: che hanno a che fare gioco e umorismo con la diversità? Molto, e a lettere tutte maiuscole, perché sono individuati dall’antropologia come modi alternativi, “altri”, di dimostrare, in un mondo da sempre dominato dalla legge del fisicamente, economicamente o militarmente più forte, che le pulsioni violente presenti nelle culture umane, così come le loro orrende manifestazioni storiche (razzismo, genocidi, stermini, pulizie etniche, delitti e torture, sopraffazioni e potremmo continuare), possono essere combattute da coloro che violenti non sono, educando la mentalità comune proprio attraverso il “capovolgimento del mondo”, attraverso il sovvertimento pacifico di leggi e incrostazioni che non sono degli universali, non sono “naturali e ineluttabili”, ma costruite ad arte dalle comunità umane, dunque culturali e pertanto modificabili, migliorabili, addirittura da abbandonare, in molti casi, senza smarrimenti o timori. Chiariamo che l’umorismo di cui qui si tratta non è la comicità della facile risata e della battuta brillante (quando lo è) ma scontata e che non si chiede nulla consumandosi in un attimo senza passato e senza futuro. L’umorismo che troverete in queste pagine è una diversa visione del mondo (“alla rovescia”, come già ricordato) e dell’uomo, una rivincita di realtà e valori troppo spesso accantonati e dimenticati, una liberazione simbolica, che può divenire concreta, dall’oppressione operata su tutto l’arco della vita sociale dal “lato oscuro della forza” (amo molto Guerre Stellari), ossia dalla prepotenza di molti sistemi; è dunque un “rovescio” che raddrizza, che rifonda, che recupera e propone un vero equilibrio.
In perfetta consonanza con un altro dei moniti dell’antropologia: non arrenderti mai senza riflettere alla falsa perfezione del consueto!
Veniamo al tema: che hanno a che fare gioco e umorismo con la diversità? Molto, e a lettere tutte maiuscole, perché sono individuati dall’antropologia come modi alternativi, “altri”, di dimostrare, in un mondo da sempre dominato dalla legge del fisicamente, economicamente o militarmente più forte, che le pulsioni violente presenti nelle culture umane, così come le loro orrende manifestazioni storiche (razzismo, genocidi, stermini, pulizie etniche, delitti e torture, sopraffazioni e potremmo continuare), possono essere combattute da coloro che violenti non sono, educando la mentalità comune proprio attraverso il “capovolgimento del mondo”, attraverso il sovvertimento pacifico di leggi e incrostazioni che non sono degli universali, non sono “naturali e ineluttabili”, ma costruite ad arte dalle comunità umane, dunque culturali e pertanto modificabili, migliorabili, addirittura da abbandonare, in molti casi, senza smarrimenti o timori. Chiariamo che l’umorismo di cui qui si tratta non è la comicità della facile risata e della battuta brillante (quando lo è) ma scontata e che non si chiede nulla consumandosi in un attimo senza passato e senza futuro. L’umorismo che troverete in queste pagine è una diversa visione del mondo (“alla rovescia”, come già ricordato) e dell’uomo, una rivincita di realtà e valori troppo spesso accantonati e dimenticati, una liberazione simbolica, che può divenire concreta, dall’oppressione operata su tutto l’arco della vita sociale dal “lato oscuro della forza” (amo molto Guerre Stellari), ossia dalla prepotenza di molti sistemi; è dunque un “rovescio” che raddrizza, che rifonda, che recupera e propone un vero equilibrio.
In perfetta consonanza con un altro dei moniti dell’antropologia: non arrenderti mai senza riflettere alla falsa perfezione del consueto!
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