Da Schütz a Hindemith
LIM · 2022
Descrizione
Il vero e più profondo impulso a occuparmi di questa silloge di saggi è venuto dall’imperativo categorico di assolvere un debito di gratitudine e dall’implicita ammirazione per uno dei maggiori musicologi che la storia di tale disciplina annoveri. Studioso ebraico, nato a Monaco nel 1880, scampato alla furia nazista mediante la fuga prima anche in Italia, terra da lui fra tutte agognata, poi, a causa delle leggi razziali fasciste, negli USA, ove peraltro fu accolto onorevolmente e ricoprì prestigiose cattedre musicologiche universitarie (…).
In questa silloge di saggi pubblicata postuma, serpeggiano sottili, gradevolmente acri, venature di umorismo tutto ebraico, si direbbe tipicamente yiddish, pur espresso con pacatezza socratica. Nel complesso si coglie una fiamma che li avviva, che non si estingue, che brucia in perpetuo. La musicologia come vocazione, come investitura, radicata nella Mitteleuropa, percorsa sulle orme di Goethe, di Winckelmann, conseguendone la palese preferenza per singoli compositori. Già risulta eloquente il titolo complessivo Da Schütz a Hindemith, ossia al cosiddetto “Bach del Novecento”. Sugli scudi appunto il capostipite Schütz, trattato monograficamente, Bach, Händel, Haydn, Mozart, Beethoven, lo stesso Wagner, pur accanito anti-semita - nobile l’imparzialità di Einstein nel rilevarne comunque la grandezza. Tra gli italiani, la preferenza assoluta tocca ovviamente a Verdi
(dalla prefazione di Francesco Bussi)
In questa silloge di saggi pubblicata postuma, serpeggiano sottili, gradevolmente acri, venature di umorismo tutto ebraico, si direbbe tipicamente yiddish, pur espresso con pacatezza socratica. Nel complesso si coglie una fiamma che li avviva, che non si estingue, che brucia in perpetuo. La musicologia come vocazione, come investitura, radicata nella Mitteleuropa, percorsa sulle orme di Goethe, di Winckelmann, conseguendone la palese preferenza per singoli compositori. Già risulta eloquente il titolo complessivo Da Schütz a Hindemith, ossia al cosiddetto “Bach del Novecento”. Sugli scudi appunto il capostipite Schütz, trattato monograficamente, Bach, Händel, Haydn, Mozart, Beethoven, lo stesso Wagner, pur accanito anti-semita - nobile l’imparzialità di Einstein nel rilevarne comunque la grandezza. Tra gli italiani, la preferenza assoluta tocca ovviamente a Verdi
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