Mefisto
Robin Edizioni · 2018
Descrizione
Una vertigine di intelligenza “filosofica” e di perizia teatrale, di lievissimo divertissement e abissi speculativi, di tragedia e farsa, che si inseguono, si sfiorano, si fuggono: aprendo tra loro lo spazio per le nostre riflessioni, emozioni, stupori...
Virginio Gazzolo, attore
Il “Mefisto” di Guido Mazzella è una colossale opera teatrale come purtroppo non se ne scrivono più. L’ho letto con ammirazione. Andrebbe subito rappresentato e divulgato, per le sue qualità drammaturgiche, anche nelle Accademie e Scuole di recitazione. Gli splendidi personaggi dovrebbero invitare attori e attrici a interpretarli con gioia e gratificazione.
Magda Mercatali, attrice
Più vicino a Marlowe (“La tragica storia del Dottor Faust”, Atto iii, Scena ii, 1030-1087) che a Goethe (“Faust”, Prologo), il testo, poggiando su una solida struttura drammaturgica, si raccomanda per l’analisi attenta dei personaggi (fra tutti Mefisto, un diavolo ironico, sprezzante, caustico) per la vivacità e brillantezza delle scene corali, per il finale: imprevedibile e nient’affatto rassicurante.
Antonio Calenda, regista
Proporre a Teatro la figura di Mefistofele significa voler raccontare il senso della vita. Guido Mazzella, attraverso un grande affresco corale, che si sviluppa su piani e prospettive diverse, ci riesce. Un’alta – e rara – qualità letteraria si traduce in ritmo e linguaggio teatrale. Mi auguro di vederlo realizzare.
Alessio Vlad, musicista
Una sacra rappresentazione, laica, moderna. Una brillante e suggestiva morality sul potere.
Odette Nicoletti, costumista
Un testo che si legge come un romanzo e si gusta come un classico.
Claudio Maria Messina, editore
Virginio Gazzolo, attore
Il “Mefisto” di Guido Mazzella è una colossale opera teatrale come purtroppo non se ne scrivono più. L’ho letto con ammirazione. Andrebbe subito rappresentato e divulgato, per le sue qualità drammaturgiche, anche nelle Accademie e Scuole di recitazione. Gli splendidi personaggi dovrebbero invitare attori e attrici a interpretarli con gioia e gratificazione.
Magda Mercatali, attrice
Più vicino a Marlowe (“La tragica storia del Dottor Faust”, Atto iii, Scena ii, 1030-1087) che a Goethe (“Faust”, Prologo), il testo, poggiando su una solida struttura drammaturgica, si raccomanda per l’analisi attenta dei personaggi (fra tutti Mefisto, un diavolo ironico, sprezzante, caustico) per la vivacità e brillantezza delle scene corali, per il finale: imprevedibile e nient’affatto rassicurante.
Antonio Calenda, regista
Proporre a Teatro la figura di Mefistofele significa voler raccontare il senso della vita. Guido Mazzella, attraverso un grande affresco corale, che si sviluppa su piani e prospettive diverse, ci riesce. Un’alta – e rara – qualità letteraria si traduce in ritmo e linguaggio teatrale. Mi auguro di vederlo realizzare.
Alessio Vlad, musicista
Una sacra rappresentazione, laica, moderna. Una brillante e suggestiva morality sul potere.
Odette Nicoletti, costumista
Un testo che si legge come un romanzo e si gusta come un classico.
Claudio Maria Messina, editore
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