Stalingrado. Il polittico di Vasilij Grossman.

di Ferdinanda Cremascoli, Cremascoli, Ferdinanda

italianacontemporanea.com · 2020

Descrizione

Decine e decine di personaggi nelle situazioni più diverse: la tragedia indicibile e l’incongrua storia d’amore; lo spavento della guerra e la miseria della delazione. Azioni di guerra, e faccende domestiche; passeggiate nei parchi cittadini, e missioni nella steppa; roghi di città, e ghiacci artici. Uomini e animali sconvolti dalle bombe, e lo scorrere quotidiano della vita. Paesaggi devastati dall’agire umano, e paesaggi estranei al tempo umano.

Una trama impossibile da riassumere che tuttavka si rivela man mano  governata da una mano sicura. Grossman costruisce una rete il cui nodo centrale è il popolo: intorno si intrecciano decine di esistenze, sospese fra la difficile vita sovietica e la guerra. La loro connessione non è data una volta per tutte: la crea lo sguardo dello scrittore, e poi quello dei suoi lettori. Come in un polittico.

Nel pannello centrale si collocano tre storie esemplari. Quella di Vavilov, tragedia dei contadini ma anche degli operai, dei minatori, degli scienziati, degli studenti: uomini e donne, giovani e vecchi, sotto le armi o nelle retrovie, stretti fra povertà, dure condizioni di lavoro e guerra. Nella predella, il bombardamento e la distruzione di una città, delle sue case e dei suoi abitanti. Nel pannello superiore, la Shoah: aberrazione nell’aberrazione della guerra.
I pannelli di destra narrano l’amarezza della vita sovietica: l’utopia comunista che si infrange nell’incubo delle purghe e delle fucilazioni. Quelli di sinistra raccontano invece come una guerra di popolo, invece di produrre liberazione, apra per il popolo sovietico un nuovo capitolo di servitù.

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