Tesi:Edmenegarda di Giovanni Prati
Terryterry · 2019
Descrizione
L'opera che affermò il Prati come poeta importante lungo l'arco di tutto il nostro romanticismo è l' “Edmenegarda” (1841), per la novità dei caratteri ci troviamo di fronte all'opera più significativa del nostro romanticismo. Prati arrivò con il manoscritto dell' “Edmenegarda” pronto per le stampe e con l‟anima piena di speranze nel '41 a Milano. Il successo gli aprì improvvisamente tutti i salotti.AdChoices
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Se lo contesero Hayez, Cannella, 'Agresti con i più noti artisti della città, l'entusiasmo che suscitò fu clamoroso. In Italia si erano avuti pochi esempi di realismo ed erano rimasti senza seguito, come quello del Tommaseo il cui naturalismo è mescolato con elementi eterogenei e lontani dalla realtà del presente. Il realismo dell' “Orfano della Nunziata” è fradicio di un fosco romanticismo di pessimo gusto, il verismo del De Virgilii nella “Commedia del secolo” non è che uno dei tanti riflessi che vi si trovano del Faust che gli era modello. A tal proposito citerei “La fidanzata di Modena” del Vicino, che si può considerare come traduzione dell'immediata realtà, ma non influente dal punto di vista letterario perché c'è troppa labilità poetica. I giudizi dei critici non furono unanimi, accanto a coloro che elogiarono ed esaltarono l'opera del Prati, ce ne furono altri che trovarono l'opera poco significativa e non mancarono di esprimere apertamente il loro dissenso. Il poema dell' “Edmenegarda” fece battere improvvisamente migliaia di cuori afflitti. In questo pietoso racconto di un amore infelice fu ritrovata tanta verità di passione, tanta forza, tanta naturalezza di sentimento, tanta virtù che ogni individuo sensibile e triste si sentì idealmente coinvolto nelle vicende del personaggio principale. Il giovane Prati fu ammirato proprio perché sensibile e partecipe ai dolori della sua giovane eroina, il successo che ebbe fu clamoroso “il nome di Giovanni Prati errò tosto di labbro in labbro, dalla sala elegante, ove oziava la romantesca attediata signora, all'umile stanzuccia della innamorata e solerte operaia ”.
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Se lo contesero Hayez, Cannella, 'Agresti con i più noti artisti della città, l'entusiasmo che suscitò fu clamoroso. In Italia si erano avuti pochi esempi di realismo ed erano rimasti senza seguito, come quello del Tommaseo il cui naturalismo è mescolato con elementi eterogenei e lontani dalla realtà del presente. Il realismo dell' “Orfano della Nunziata” è fradicio di un fosco romanticismo di pessimo gusto, il verismo del De Virgilii nella “Commedia del secolo” non è che uno dei tanti riflessi che vi si trovano del Faust che gli era modello. A tal proposito citerei “La fidanzata di Modena” del Vicino, che si può considerare come traduzione dell'immediata realtà, ma non influente dal punto di vista letterario perché c'è troppa labilità poetica. I giudizi dei critici non furono unanimi, accanto a coloro che elogiarono ed esaltarono l'opera del Prati, ce ne furono altri che trovarono l'opera poco significativa e non mancarono di esprimere apertamente il loro dissenso. Il poema dell' “Edmenegarda” fece battere improvvisamente migliaia di cuori afflitti. In questo pietoso racconto di un amore infelice fu ritrovata tanta verità di passione, tanta forza, tanta naturalezza di sentimento, tanta virtù che ogni individuo sensibile e triste si sentì idealmente coinvolto nelle vicende del personaggio principale. Il giovane Prati fu ammirato proprio perché sensibile e partecipe ai dolori della sua giovane eroina, il successo che ebbe fu clamoroso “il nome di Giovanni Prati errò tosto di labbro in labbro, dalla sala elegante, ove oziava la romantesca attediata signora, all'umile stanzuccia della innamorata e solerte operaia ”.
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