Tri(a)logia per chitarra
Mucchi Editore · 2015
Descrizione
Il teatro è musica. Il nucleo dell’attività teatrale è la parola e, in particolare, il significante sonoro. Il grande Teatro ne scardina il mero significato razionale per naufragare nella fonicità, si abbandona al “recitar cantando”, liberandosi dalle briglie della ratio per librarsi nell’assenza di senso.
Carmelo Bene era conscio che nella vita non basta produrre capolavori: bisogna essere
capolavori. Fu instancabile cesellatore del testo di scena, che rese scevro di ogni qual farcitura linguistica, squarciando la ratio con un attento e frenetico labor limae di reminescenza catulliana.
Franco Zeffirelli è una figura tridimensionale: memore del passato, affascinato dal futuro,
incantato e inebriato con stupore fanciullesco dal presente.
Vittorio Gassman fu un’autentica scheggia di bellezza, fragile e delicato come una
gemma preziosa, briosamente vitale, con un entusiasmo per la vita che, talora, ruggiva nel
petto di un leone stanco.
Questa mia trilogia dedicata a tre grandi figure del Teatro italiano testimonia il tentativo
di un compositore di divenire un divertito e divertente fabbro (faber) del nonsenso.
Le norme della composizione servono per costruire le proprie regole compositive. Ogni
pretesa di sobrio equilibrio formale fine a se stesso poggia su basi d’argilla che esistono per essere scardinate e decostruite. In arte la prima regola è l’assenza di regole.
All’interprete il compito di illuminare il materiale sonoro a sua disposizione con i
colori della variopinta tavolozza timbrica del proprio strumento.
Carmelo Bene era conscio che nella vita non basta produrre capolavori: bisogna essere
capolavori. Fu instancabile cesellatore del testo di scena, che rese scevro di ogni qual farcitura linguistica, squarciando la ratio con un attento e frenetico labor limae di reminescenza catulliana.
Franco Zeffirelli è una figura tridimensionale: memore del passato, affascinato dal futuro,
incantato e inebriato con stupore fanciullesco dal presente.
Vittorio Gassman fu un’autentica scheggia di bellezza, fragile e delicato come una
gemma preziosa, briosamente vitale, con un entusiasmo per la vita che, talora, ruggiva nel
petto di un leone stanco.
Questa mia trilogia dedicata a tre grandi figure del Teatro italiano testimonia il tentativo
di un compositore di divenire un divertito e divertente fabbro (faber) del nonsenso.
Le norme della composizione servono per costruire le proprie regole compositive. Ogni
pretesa di sobrio equilibrio formale fine a se stesso poggia su basi d’argilla che esistono per essere scardinate e decostruite. In arte la prima regola è l’assenza di regole.
All’interprete il compito di illuminare il materiale sonoro a sua disposizione con i
colori della variopinta tavolozza timbrica del proprio strumento.
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