Un grazie ci salverà?
Vincenzo Troiani · 2019
Descrizione
Sentire la crisi del proprio tempo significa fare i conti con un sentimento di verità e bellezza.
Avvertire l’urgenza di un mutamento nella convivenza, nello stile di vita e nella relazione con l’ambiente, iniziando da una semplice domanda, persino un poco retorica o forse solo provocatoria:
Un grazie ci salverà?
La risposta non può essere una cosa, una nuova regola.
Sarà piuttosto un “nuovo” sentire.
E allora, per cominciare ad evocarlo, sarà sufficiente, forse, partire da un episodio, da un’esperienza di vita, in cui un sentimento d’amore si è tradotto in disgusto e stanchezza, in dolore e morte.
Oppure, al contrario, rivolgendo attenzione e rispetto a quanto ci circonda, al bene che, direttamente o indirettamente, riceviamo, a quanto potrebbe riconsegnarci ad un orizzonte, anche simbolico, buono e confortevole. Di piena umanità.
Magari come quello ispirato da un vecchio ulivo, che sembra dimenticare la solitudine e il freddo della notte, trattenendo sulla sua sola corteccia tutta la durezza del vivere e tenendo invece aperto il proprio spirito al “calore”, alla suggestione e all’attesa del nuovo, alla luminosità rassicurante del sole di ogni primo mattino.
Avvertire l’urgenza di un mutamento nella convivenza, nello stile di vita e nella relazione con l’ambiente, iniziando da una semplice domanda, persino un poco retorica o forse solo provocatoria:
Un grazie ci salverà?
La risposta non può essere una cosa, una nuova regola.
Sarà piuttosto un “nuovo” sentire.
E allora, per cominciare ad evocarlo, sarà sufficiente, forse, partire da un episodio, da un’esperienza di vita, in cui un sentimento d’amore si è tradotto in disgusto e stanchezza, in dolore e morte.
Oppure, al contrario, rivolgendo attenzione e rispetto a quanto ci circonda, al bene che, direttamente o indirettamente, riceviamo, a quanto potrebbe riconsegnarci ad un orizzonte, anche simbolico, buono e confortevole. Di piena umanità.
Magari come quello ispirato da un vecchio ulivo, che sembra dimenticare la solitudine e il freddo della notte, trattenendo sulla sua sola corteccia tutta la durezza del vivere e tenendo invece aperto il proprio spirito al “calore”, alla suggestione e all’attesa del nuovo, alla luminosità rassicurante del sole di ogni primo mattino.
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