Una golosità letteraria: cioccolata in versi
di Maria Cristina Albonico, Maria Cristina Albonico
EDUCatt Università Cattolica · 2014
Descrizione
La cioccolata è tipica del mondo dell’Ancien Régime: all’azione stimolante del caffè, oppone un ritmo blando, un’azione nutriente e rinforzante; inoltre, mentre il caffè inizialmente viene apprezzato soprattutto nei paesi protestanti, la cioccolata trova spazio in quelli cattolici, come la Spagna e l’Italia: infatti, viene introdotta dai conquistadores, che ne diffondono l’uso nella penisola iberica; succes¬sivamente, anche grazie alle relazioni tra Spagna e corte pontificia, viene conosciuta anche altrove. In più, forniva la possibilità di nutrirsi meglio nei periodi di digiuno, in quanto considerata alimento liquido (non senza lunghe diatribe tra i teologi).
Comunque, nel corso del Settecento, sia il caffè sia la cioccolata incisero profondamente sul gusto e sulle abitudini, non solamente gastronomiche, della società: ciò è testimoniato anche dal fatto che frequentemente il caffè ricorre nei titoli di opere letterarie e di riviste. Naturalmente, l’esempio più noto è quello della rivista milanese «Il Caffè» (1764-1766), l’attivo foglio diffusore delle idee illuministiche fondato da Pietro e Alessandro Verri; proprio nel primo numero, gli autori nell’introduzione si pongono il problema dell’attribuzione del nome adatto per il periodico: parlando di Demetrio, l’immaginario greco che, nella finzione letteraria, ha aperto a Milano la bottega dove si riuniscono.
Anche il teatro offre citazioni esemplari: è celebre La bottega del caffè (1750), di Carlo Goldoni, ma non mancano esempi meno famosi, come il poemetto Il caffè e la cena (1767) del poeta e storico napoletano Carlo Pecchia.
Al di là dell’interesse onomastico vi è comunque, soprattutto, un appassionato dibattito, letterario, medico e teologico, sulle virtù e sui difetti delle bevande giunte dalle Indie Occidentali; scienziati e poeti si esprimono in merito, giungendo a posizioni talora opposte, ma contribuendo in ogni caso alla diffusione dell’interesse per queste nuove golosità.
(tratto dall'Introduzione)
Comunque, nel corso del Settecento, sia il caffè sia la cioccolata incisero profondamente sul gusto e sulle abitudini, non solamente gastronomiche, della società: ciò è testimoniato anche dal fatto che frequentemente il caffè ricorre nei titoli di opere letterarie e di riviste. Naturalmente, l’esempio più noto è quello della rivista milanese «Il Caffè» (1764-1766), l’attivo foglio diffusore delle idee illuministiche fondato da Pietro e Alessandro Verri; proprio nel primo numero, gli autori nell’introduzione si pongono il problema dell’attribuzione del nome adatto per il periodico: parlando di Demetrio, l’immaginario greco che, nella finzione letteraria, ha aperto a Milano la bottega dove si riuniscono.
Anche il teatro offre citazioni esemplari: è celebre La bottega del caffè (1750), di Carlo Goldoni, ma non mancano esempi meno famosi, come il poemetto Il caffè e la cena (1767) del poeta e storico napoletano Carlo Pecchia.
Al di là dell’interesse onomastico vi è comunque, soprattutto, un appassionato dibattito, letterario, medico e teologico, sulle virtù e sui difetti delle bevande giunte dalle Indie Occidentali; scienziati e poeti si esprimono in merito, giungendo a posizioni talora opposte, ma contribuendo in ogni caso alla diffusione dell’interesse per queste nuove golosità.
(tratto dall'Introduzione)
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