Calepino
Kimerik · 2024
Descrizione
Calepino è una fiaba particolarmente simpatica, scritta con un gusto particolarissimo per i giochi di parole e basata su un pretesto narrativo accattivante: approfittando della partenza dei padroni di casa per un viaggio, i vocaboli stipati in un vecchio dizionario decidono di scivolare fuori dalle pagine e avventurarsi per il vasto mondo dell’appartamento deserto, imbattendosi passo dopo passo negli oggetti che ciascun termine esprime.
Quello che alimenta il racconto, e la lettura, è la fioritura fitta di giochi di parole, intrecci di significato, scioglilingua a volte dal ritmo quasi alla Bergonzoni, ora di sapore più nettamente favolistico. Con qualche sprazzo satirico, come ad esempio quando le parole, ormai uscite dalla rilegatura e consapevoli di doversi autogovernare, ascoltano le misure anticrisi proposte dal vocabolo “Democrazia”: «Mi impegno ad attribuire un compenso minimo legali ai periodi che assumeranno stabilmente delle frasi dipendenti».
L’autrice, per rendersi le cose più difficili (o più divertenti, a seconda dei punti di vista), ha inserito tra ciascun capitolo una storiella all’insegna dell’allitterazione, assemblando solo parole con la “a” come iniziale (Amanda, alta, affascinante, amava ammaestrare allodole”), poi con la “b” e così via.
Fino alla “z”, fino al ritorno dei padroni di casa che sancisce per aggettivi, vervi e sostantivi il ritorno in massa nei ranghi del dizionario e la fine della scampagnata delle parole nei confusi, caotici e colorati territori del Significato.
Celestino Tabasso
Quello che alimenta il racconto, e la lettura, è la fioritura fitta di giochi di parole, intrecci di significato, scioglilingua a volte dal ritmo quasi alla Bergonzoni, ora di sapore più nettamente favolistico. Con qualche sprazzo satirico, come ad esempio quando le parole, ormai uscite dalla rilegatura e consapevoli di doversi autogovernare, ascoltano le misure anticrisi proposte dal vocabolo “Democrazia”: «Mi impegno ad attribuire un compenso minimo legali ai periodi che assumeranno stabilmente delle frasi dipendenti».
L’autrice, per rendersi le cose più difficili (o più divertenti, a seconda dei punti di vista), ha inserito tra ciascun capitolo una storiella all’insegna dell’allitterazione, assemblando solo parole con la “a” come iniziale (Amanda, alta, affascinante, amava ammaestrare allodole”), poi con la “b” e così via.
Fino alla “z”, fino al ritorno dei padroni di casa che sancisce per aggettivi, vervi e sostantivi il ritorno in massa nei ranghi del dizionario e la fine della scampagnata delle parole nei confusi, caotici e colorati territori del Significato.
Celestino Tabasso
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