Simone lo zelota
di Alessandro Giuseppe Tedesco
Kimerik · 2025
Descrizione
Simone lo zelota è un dramma suddiviso in tre scene che ci introducono alla complessità del perdono. La prima è una sorta di prologo, ripresa verso la fine del dramma, mentre cresce il pathos degli avvenimenti. La seconda e la terza sono divise in quadri che terminano con una scena finalmente riunita che si scioglie in un finale dove, mentre si spegne l’esaltazione della giustizia superficiale dell’uomo della strada, si indica l’unica via da non sprecare: la responsabilità di amare, sempre, il volto dell’altro. Il protagonista Salvatore è un uomo malato; un paralitico incapace di perdonare. Intorno al suo letto, i personaggi che si prendono cura di lui danno vita a un dialogo sul dolore e la rabbia e sul desiderio di vendetta. Salvatore decide di raccontare una storia vivente, perché solo un’esperienza può farci cambiare.
Così inizia il racconto di Simone lo zelota, un lebbroso che diventerà uno degli apostoli. E la scena prende vita con nuovi personaggi, Giuseppe, il vecchio padre di Simone, Mannaem, un suo giovane amico, e Aglae, un tempo prostituta, anche lei lebbrosa, poi guarita. I personaggi della seconda e terza scena parlandosi e interagendo, finiranno per unirle e farne una sola. L’ultimo quadro mostrerà tutto il dramma della lettura superficiale del tema del perdono e della memoria ferita che sfocerà in una bestiale uccisione. Questo orribile scenario è la conseguenza del pensiero banalizzante dell’uomo della strada, sotto l’effetto di un istinto cieco alla ricerca della giustizia. L’epilogo mostra che se è vero che non può esserci pace senza giustizia, una pace giusta senza perdono è impossibile, altrimenti l’odio e la rabbia per quello che si è ricevuto o verso se stessi, attori o complici del male fatto, ci renderanno schiavi senza speranza.
Così inizia il racconto di Simone lo zelota, un lebbroso che diventerà uno degli apostoli. E la scena prende vita con nuovi personaggi, Giuseppe, il vecchio padre di Simone, Mannaem, un suo giovane amico, e Aglae, un tempo prostituta, anche lei lebbrosa, poi guarita. I personaggi della seconda e terza scena parlandosi e interagendo, finiranno per unirle e farne una sola. L’ultimo quadro mostrerà tutto il dramma della lettura superficiale del tema del perdono e della memoria ferita che sfocerà in una bestiale uccisione. Questo orribile scenario è la conseguenza del pensiero banalizzante dell’uomo della strada, sotto l’effetto di un istinto cieco alla ricerca della giustizia. L’epilogo mostra che se è vero che non può esserci pace senza giustizia, una pace giusta senza perdono è impossibile, altrimenti l’odio e la rabbia per quello che si è ricevuto o verso se stessi, attori o complici del male fatto, ci renderanno schiavi senza speranza.
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