Liberi dentro
di Ezio Savasta
Infinito Edizioni · 2019
Descrizione
Più di venticinque anni trascorsi in carcere, per libera scelta, per incontrare le persone detenute in qualità di volontario della Comunità di Sant’Egidio.
In prigione, per eccellenza luogo di emarginazione, la visita rompe l’isolamento e questo è un grande dono. Chi è detenuto, anche chi ha commesso gravi reati – fa intuire con delicatezza l’Autore – non vuole che la sua vita si esaurisca con il suo reato, ma chiede di essere ascoltato.
In questo libro vengono descritte con profondità le giornate nelle carceri italiane, si smontano alcuni luoghi comuni, ci si imbatte in tante piccole e grandi contraddizioni, ci si appassiona a vicende che paiono quasi incredibili. La vita, le difficoltà, le speranze, la violenza, le delusioni, la rabbia, la gioia che queste vicende esprimono, mostrano quanta umanità sia racchiusa dietro gli spessi muri di una prigione.
“Il carcere è uno specchio. Racconta come siamo. È un sensore di civiltà. È un microcosmo, deformato, della nostra vita. Tutto è terribilmente umano, ma anche estremo. Come il rumore, assordante, permanente. Il contrario di quello che chi non vi è mai entrato potrebbe immaginare: nel rumore l’inattività, che spesso non aiuta a riflettere, ma addormenta quello che servirebbe per cambiare”. (Mario Marazziti)
In prigione, per eccellenza luogo di emarginazione, la visita rompe l’isolamento e questo è un grande dono. Chi è detenuto, anche chi ha commesso gravi reati – fa intuire con delicatezza l’Autore – non vuole che la sua vita si esaurisca con il suo reato, ma chiede di essere ascoltato.
In questo libro vengono descritte con profondità le giornate nelle carceri italiane, si smontano alcuni luoghi comuni, ci si imbatte in tante piccole e grandi contraddizioni, ci si appassiona a vicende che paiono quasi incredibili. La vita, le difficoltà, le speranze, la violenza, le delusioni, la rabbia, la gioia che queste vicende esprimono, mostrano quanta umanità sia racchiusa dietro gli spessi muri di una prigione.
“Il carcere è uno specchio. Racconta come siamo. È un sensore di civiltà. È un microcosmo, deformato, della nostra vita. Tutto è terribilmente umano, ma anche estremo. Come il rumore, assordante, permanente. Il contrario di quello che chi non vi è mai entrato potrebbe immaginare: nel rumore l’inattività, che spesso non aiuta a riflettere, ma addormenta quello che servirebbe per cambiare”. (Mario Marazziti)
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