La corriera partiva alle tre
Condaghes · 2020
Descrizione
In tempi in cui le migrazioni sono una grave emergenza, che interroga la politica e suscita spesso moti di violenza e rifiuto nell’opinione pubblica, i racconti del libro svolgono la funzione di ricordare pagine di storia recente in cui i migranti eravamo noi che, lasciando la terra natale, abbiamo dato vita a una Sardegna argentina, una australiana, e ancora svizzera, inglese e del Nord Italia. Ma viaggiatori a caccia di fortuna lo siamo ancora!
«Lettere scritte da Buenos Aires o da Melbourne, dal Golfo di Aden o da Porto Colombo, come da Trieste o da Genova. E da ogni luogo emerge la nostalgia, la passione, su coro, dei figli di uno dei paesi che, anche oggi, anche in questa primavera 2020, è rimasto più sardo di tanti altri, curato e non profanato nella sua architettura urbanistica, più amato, più vissuto dentro. Ed è per questo legame storia-cronaca, ieri-oggi, per questo legame tra i pascoli di Santu Lussurgiu e le miniere di Coober Pedy che il libro con Totoni e Anna Maria, Pietro Paolo e Michael, diventa un altro dei monumenti letterari di una comunità rimasta solida, affiatata, custode gelosa del suo passato […].» (dalla prefazione di Giacomo Mameli)
«Gli elementi che contraddistinguono i racconti di emigranti ci sono tutti. Il dramma di dover lasciare la propria terra, la madre, il padre, i fratelli, gli amici. Dolore lancinante e sconsolato delle madri. Sguardo a terra dei padri. Lettere inviate da porti, città, luoghi lontani e sconosciuti sono finestre aperte su mondi solo pensati. […] Lettere attese con trepidazione da spose, da familiari, da amici. Racconti carichi di pathos, di emozioni contrastanti.» (dalla postfazione di Maria Teresa Putzolu)
«Lettere scritte da Buenos Aires o da Melbourne, dal Golfo di Aden o da Porto Colombo, come da Trieste o da Genova. E da ogni luogo emerge la nostalgia, la passione, su coro, dei figli di uno dei paesi che, anche oggi, anche in questa primavera 2020, è rimasto più sardo di tanti altri, curato e non profanato nella sua architettura urbanistica, più amato, più vissuto dentro. Ed è per questo legame storia-cronaca, ieri-oggi, per questo legame tra i pascoli di Santu Lussurgiu e le miniere di Coober Pedy che il libro con Totoni e Anna Maria, Pietro Paolo e Michael, diventa un altro dei monumenti letterari di una comunità rimasta solida, affiatata, custode gelosa del suo passato […].» (dalla prefazione di Giacomo Mameli)
«Gli elementi che contraddistinguono i racconti di emigranti ci sono tutti. Il dramma di dover lasciare la propria terra, la madre, il padre, i fratelli, gli amici. Dolore lancinante e sconsolato delle madri. Sguardo a terra dei padri. Lettere inviate da porti, città, luoghi lontani e sconosciuti sono finestre aperte su mondi solo pensati. […] Lettere attese con trepidazione da spose, da familiari, da amici. Racconti carichi di pathos, di emozioni contrastanti.» (dalla postfazione di Maria Teresa Putzolu)
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