L'unico mondo che abbiamo
Piano B edizioni · 2018
Descrizione
L'unico mondo che abbiamo è l'ultima raccolta di scritti inediti di Wendell Berry. Qui Berry passa in rassegna i temi caratteristici della sua opera e i problemi principali del nostro tempo, forse gli unici di cui valga davvero la pena parlare: il rapporto tra economia ed ecologia, il “commercio della violenza” globale che distrugge comunità e terra nel nome del profitto, la relazione tra salute, cibo e agricoltura e l’assoluta necessità d’iniziare a considerare come un “costo” la sistematica distruzione dell’unico mondo che abbiamo e delle sue culture locali e localmente adatte.
In questi dieci saggi, il "filosofo contadino”, il “profeta dell’America rurale” come recentemente ribattezzato dal «New York Times», si conferma intellettuale autenticamente dissidente rispetto al pensiero e alle etichette dominanti, compresa quella, da lui rifiutata, di "ambientalista". In questi scritti, infatti, Berry esorta i lettori a non confidare nell'energia rinnovabile, ma nella nostra capacità di consumare meno energia; a sostituire lo standard industriale – più profitto, più tecnologia – con lo standard di salute ecologica – più responsabilità, più cura – per proteggere la sola fonte dell’economia umana, che è sempre l’ecosistema nel quale viviamo. Invita il lettore a diffidare della scienza delle corporation, libera di inventare cause e liberata dalla responsabilità degli effetti; ad abbandonare l’economia intesa come "governo del denaro" e ad abbracciare l’economia come “governo della casa”: obbligarla ad operare come un buon vicino delle comunità naturali e umane, poiché sul lungo termine solo la ricchezza delle une sarà la ricchezza delle altre.
In questi dieci saggi, il "filosofo contadino”, il “profeta dell’America rurale” come recentemente ribattezzato dal «New York Times», si conferma intellettuale autenticamente dissidente rispetto al pensiero e alle etichette dominanti, compresa quella, da lui rifiutata, di "ambientalista". In questi scritti, infatti, Berry esorta i lettori a non confidare nell'energia rinnovabile, ma nella nostra capacità di consumare meno energia; a sostituire lo standard industriale – più profitto, più tecnologia – con lo standard di salute ecologica – più responsabilità, più cura – per proteggere la sola fonte dell’economia umana, che è sempre l’ecosistema nel quale viviamo. Invita il lettore a diffidare della scienza delle corporation, libera di inventare cause e liberata dalla responsabilità degli effetti; ad abbandonare l’economia intesa come "governo del denaro" e ad abbracciare l’economia come “governo della casa”: obbligarla ad operare come un buon vicino delle comunità naturali e umane, poiché sul lungo termine solo la ricchezza delle une sarà la ricchezza delle altre.
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