Nuova Rivista di Counseling Filosofico
di Lodovico Berra, Paolo Cattorini, Anna Sordini, Ada Moretti, Enzo Novara, Beatrice Anderlini
ISFiPP Edizioni · 2022
Descrizione
"Vi è un rapporto inscindibile tra vita e morte, tanto che possiamo affermare che tutta la vita è un continuo morire.
Il filosofo Arthur Schopenhauer sostiene ne Il mondo come volontà e rappresentazione (§57, p. 411) che la nostra vita sia un continuo morire ove il presente muore regolarmente nel suo passato e così scrive: «Il presente sfugge ognora dalle sue mani diventando passato: l’avvenire è affatto incerto e sempre corto. È dunque la sua esistenza, anche se guardata soltanto sotto l’aspetto formale, un perenne precipitar del presente nel morto passato, un perenne morire».
Ciò riguarda non solo il tempo ma anche aspetti fisici come il camminare che «si sa essere nient’altro che un costantemente trattenuto cadere, così la vita del nostro corpo è un costantemente trattenuto morire, una morte sempre rinviata».
Questo accade anche per altri fenomeni della nostra vita quotidiana come «ciascun respiro rimuove la morte ognora premente, con la quale veniamo così a combattere in tutti i minuti; come la combattiamo, a maggiori intervalli, con ciascun pasto, ciascun sonno, ciascun riscaldamento, e così via. Alla fine la morte deve vincere: perché a lei apparteniamo già pel fatto di essere nati, ed ella non fa che giocare alcun tempo con la sua preda, prima di inghiottirla. Frattanto continuiamo la nostra vita con grande interesse e grande cura, fin quando è possibile, come si gonfia più a lungo e più voluminosamente che si può una bolla di sapone, pur con la ferma certezza che scoppierà».
La preoccupazione della morte spesso oscura quella della vita, che in realtà dobbiamo considerare più fondamentale. Non ci può essere morte senza qualcosa che nasce, che esiste e che può finire. La vita si afferma ovunque, nei luoghi più inospitali, nelle condizioni peggiori, nasce, cresce e si sviluppa qualcosa. La vita, come la intendiamo noi, è essenziale e neppure riusciamo a concepire un’altra sua forma. Il concetto di vita e morte alla fine è molto umano, troppo umano, unicamente umano, senza lasciare la possibilità di vedere altro. Siamo vittime di insuperabili leggi di funzionamento mentale che ci impongono un prima e un poi, un inizio e una fine, continuità e interruzione. La nostra mente si è sviluppata adattandosi, evolvendosi, sviluppando funzioni che ci appaiono fondamentali e che forse non sono che solo alcune delle tante possibili. Essa ci dà una visione della realtà relativa, limitata, condizionata. Vita e morte esistono solo per noi esseri umani, nella nostra coscienza e consapevolezza. Vita e morte ci accompagnano da sempre, si oppongono e alternano, ma non sono altro che una illusione, una finzione, un inganno della nostra piccola e presuntuosa mente. "
Editoriale, di Lodovico Berra
Il filosofo Arthur Schopenhauer sostiene ne Il mondo come volontà e rappresentazione (§57, p. 411) che la nostra vita sia un continuo morire ove il presente muore regolarmente nel suo passato e così scrive: «Il presente sfugge ognora dalle sue mani diventando passato: l’avvenire è affatto incerto e sempre corto. È dunque la sua esistenza, anche se guardata soltanto sotto l’aspetto formale, un perenne precipitar del presente nel morto passato, un perenne morire».
Ciò riguarda non solo il tempo ma anche aspetti fisici come il camminare che «si sa essere nient’altro che un costantemente trattenuto cadere, così la vita del nostro corpo è un costantemente trattenuto morire, una morte sempre rinviata».
Questo accade anche per altri fenomeni della nostra vita quotidiana come «ciascun respiro rimuove la morte ognora premente, con la quale veniamo così a combattere in tutti i minuti; come la combattiamo, a maggiori intervalli, con ciascun pasto, ciascun sonno, ciascun riscaldamento, e così via. Alla fine la morte deve vincere: perché a lei apparteniamo già pel fatto di essere nati, ed ella non fa che giocare alcun tempo con la sua preda, prima di inghiottirla. Frattanto continuiamo la nostra vita con grande interesse e grande cura, fin quando è possibile, come si gonfia più a lungo e più voluminosamente che si può una bolla di sapone, pur con la ferma certezza che scoppierà».
La preoccupazione della morte spesso oscura quella della vita, che in realtà dobbiamo considerare più fondamentale. Non ci può essere morte senza qualcosa che nasce, che esiste e che può finire. La vita si afferma ovunque, nei luoghi più inospitali, nelle condizioni peggiori, nasce, cresce e si sviluppa qualcosa. La vita, come la intendiamo noi, è essenziale e neppure riusciamo a concepire un’altra sua forma. Il concetto di vita e morte alla fine è molto umano, troppo umano, unicamente umano, senza lasciare la possibilità di vedere altro. Siamo vittime di insuperabili leggi di funzionamento mentale che ci impongono un prima e un poi, un inizio e una fine, continuità e interruzione. La nostra mente si è sviluppata adattandosi, evolvendosi, sviluppando funzioni che ci appaiono fondamentali e che forse non sono che solo alcune delle tante possibili. Essa ci dà una visione della realtà relativa, limitata, condizionata. Vita e morte esistono solo per noi esseri umani, nella nostra coscienza e consapevolezza. Vita e morte ci accompagnano da sempre, si oppongono e alternano, ma non sono altro che una illusione, una finzione, un inganno della nostra piccola e presuntuosa mente. "
Editoriale, di Lodovico Berra
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