Sullo statuto giuridico dello psicanalista
Polimnia Digital Editions · 2021
Descrizione
Questo breve opuscolo è una recensione-commento all’importante libro di Roberto Cheloni e Riccardo Mazzariol, frutto di molti anni di ricerche, Lo statuto giuridico dell’attività di psicoanalista (ETS, Pisa 2020).
L’autore ne isola quella che, a suo giudizio, è la tesi fondamentale: «L’obiettivo della pratica analitica è lo studio dell’inconscio e dei suoi processi che, solo di riflesso, può avere effetti curativi. Non vi è alcuna prescrizione terapeutica al cliente da parte dello psicoanalista, né alcun intento curativo: la tutela del diritto alla salute non può dirsi allora venire in rilievo, se non in modo secondario, riflesso e marginale, tale da non giustificare la previsione di una riserva di attività. […] Risulta perciò avvalorata la conclusione secondo cui la c.d. Ossicini non regola la pratica analitica, la quale deve ritenersi liberamente esercitabile in conformità ai principi e alla normativa esistenti in materia. […] In quanto professione non organizzata in ordini, quella analitica non è destinataria di riserve di attività, né è sottoposta a un sistema di controlli, preventivi e successivi, ma consiste in un’attività libera, sottoposta al normale regime civilistico di lavoro autonomo o di impresa».
Se si assume come vera questa tesi, le conseguenze per il diritto (e per la democrazia) sono allarmanti.
L’autore ne isola quella che, a suo giudizio, è la tesi fondamentale: «L’obiettivo della pratica analitica è lo studio dell’inconscio e dei suoi processi che, solo di riflesso, può avere effetti curativi. Non vi è alcuna prescrizione terapeutica al cliente da parte dello psicoanalista, né alcun intento curativo: la tutela del diritto alla salute non può dirsi allora venire in rilievo, se non in modo secondario, riflesso e marginale, tale da non giustificare la previsione di una riserva di attività. […] Risulta perciò avvalorata la conclusione secondo cui la c.d. Ossicini non regola la pratica analitica, la quale deve ritenersi liberamente esercitabile in conformità ai principi e alla normativa esistenti in materia. […] In quanto professione non organizzata in ordini, quella analitica non è destinataria di riserve di attività, né è sottoposta a un sistema di controlli, preventivi e successivi, ma consiste in un’attività libera, sottoposta al normale regime civilistico di lavoro autonomo o di impresa».
Se si assume come vera questa tesi, le conseguenze per il diritto (e per la democrazia) sono allarmanti.
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