Carne
Paolo Lanzillotto · 2015
Descrizione
A volte bisognerebbe avere l’istinto d’un giocatore di poker che sa fermarsi al momento giusto. Anche se non si sa giocare a carte, perché non si conoscono le regole o mai le si sono imparate, nonostante i bassi istinti continuino ad incitare solo perché si sta vincendo una partita.
Alzarsi dal tavolo, quando è il momento, come liberarsi dal corpo per dare libero spazio all’anima.
Semplice.
Eppure non ce la facciamo.
Fuggiamo anzi rifuggiamo.
Mistifichiamo per giustificarci.
Perché siamo schiavi.
Della carne.
La nostra.
Che ci fa sensibili e suscettibili, avidi ed irresponsabili, subdoli e senza scrupoli, aridi, goduriosi. Sappiamo di non dover stare ad alcun tavolo per giocare tutto o poco, non per la paura di perdere, per non inquinare la natura con ciò che non le appartiene. Ma non lo facciamo perché il richiamo è irresistibile. “I denti della concupiscenza trafiggono con morsi dolci e soavi” e l’equilibrio è tale solo in un preciso attimo. Quasi indecifrabile, eppure bramiamo per la sua ricerca, pensando a quel puro brivido sensibile credendo che solo immaginandolo possiamo essere vivi.
Siamo in bilico, ce ne rendiamo conto, ma non facciamo niente per evitarlo. Abbiamo presunzione e sfrontatezza, esaltiamo il nulla riconoscendogli addirittura l’equilibrio, viviamo solo in fretta ciò che accade come fossero tutte occasioni irripetibili.
Perché abbiamo il terrore del domani.
Del dopo.
Del poi.
Riuscendo a godere solo di sensibilità epidermica continuando a rimandare quel pensiero.
Ma il domani arriverà.
Quel domani nel quale, invece, continueremo ad essere.
Alzarsi dal tavolo, quando è il momento, come liberarsi dal corpo per dare libero spazio all’anima.
Semplice.
Eppure non ce la facciamo.
Fuggiamo anzi rifuggiamo.
Mistifichiamo per giustificarci.
Perché siamo schiavi.
Della carne.
La nostra.
Che ci fa sensibili e suscettibili, avidi ed irresponsabili, subdoli e senza scrupoli, aridi, goduriosi. Sappiamo di non dover stare ad alcun tavolo per giocare tutto o poco, non per la paura di perdere, per non inquinare la natura con ciò che non le appartiene. Ma non lo facciamo perché il richiamo è irresistibile. “I denti della concupiscenza trafiggono con morsi dolci e soavi” e l’equilibrio è tale solo in un preciso attimo. Quasi indecifrabile, eppure bramiamo per la sua ricerca, pensando a quel puro brivido sensibile credendo che solo immaginandolo possiamo essere vivi.
Siamo in bilico, ce ne rendiamo conto, ma non facciamo niente per evitarlo. Abbiamo presunzione e sfrontatezza, esaltiamo il nulla riconoscendogli addirittura l’equilibrio, viviamo solo in fretta ciò che accade come fossero tutte occasioni irripetibili.
Perché abbiamo il terrore del domani.
Del dopo.
Del poi.
Riuscendo a godere solo di sensibilità epidermica continuando a rimandare quel pensiero.
Ma il domani arriverà.
Quel domani nel quale, invece, continueremo ad essere.
Informazioni editoriali
Informazioni editoriali
Recensioni dei clienti
Nessuna recensione disponibile. Sii il primo a recensire questo titolo.
Per scrivere una recensione devi effettuare l'accesso. Accedi al tuo account.
Potrebbe interessarti anche
Altri titoli che potrebbero piacerti
E-bookLa passione del gioco e le donne
Francesco Lupi
€4.99
E-bookIl grande cacciatore (e altre violenze)
Carlo D'Amicis
€6.50
PDFw (Toro) Risotto Conserva Sapore
J. L. Giadima
€4.99
E-bookDown to the waterline
Milena Contini
€2.99
E-bookIn un Tempo indefinito…
Franco Emanuele Carigliano
€4.49
E-bookI funamboli dell'anima
Federico Cabianca
€0.99