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Fiabe abruzzesi
Ali Ribelli Edizioni · 2022
Descrizione
Ad oggi la raccolta di fiabe abruzzesi più completa e autentica, storie raccolte dal Ciampoli nel corso dei suoi peregrinaggi in lungo e in largo per l’Abruzzo a cavallo tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, questo volume getta luce sulle tradizioni e sul folklore di una tra le regione più suggestive d’Italia.
Domenico Ciampoli (Atessa, 23 agosto 1852 – Roma, 21 marzo 1929) è stato uno scrittore, bibliotecario e slavista italiano.
Fece i primi studi ad Atessa, poi a Vasto e a Lanciano, concludendo il liceo a L’Aquila. Laureatosi in Lettere all’Università di Napoli, dal 1881 insegnò in diversi licei finché, trasferitosi a Roma e ottenuta la libera docenza in Italiano e Letterature slave, dal 1884 insegnò nell’Università di Sassari e dal 1887 al 1891 in quella di Catania.
Nel 1892 lasciò l’insegnamento per passare alla Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II di Roma e poi alla Marciana di Venezia. Dal 1899 diresse diverse Biblioteche italiane: la Biblioteca Universitaria di Sassari, ancora la Biblioteca Nazionale di Roma, poi dal 1907 la Biblioteca Casanatense, la Biblioteca Lancisiana, l’Angelica e infine, dal 1918 ancora la Lancisiana: quest’attività gli consentì di studiare, tradurre e pubblicare diversi codici.
Domenico Ciampoli (Atessa, 23 agosto 1852 – Roma, 21 marzo 1929) è stato uno scrittore, bibliotecario e slavista italiano.
Fece i primi studi ad Atessa, poi a Vasto e a Lanciano, concludendo il liceo a L’Aquila. Laureatosi in Lettere all’Università di Napoli, dal 1881 insegnò in diversi licei finché, trasferitosi a Roma e ottenuta la libera docenza in Italiano e Letterature slave, dal 1884 insegnò nell’Università di Sassari e dal 1887 al 1891 in quella di Catania.
Nel 1892 lasciò l’insegnamento per passare alla Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II di Roma e poi alla Marciana di Venezia. Dal 1899 diresse diverse Biblioteche italiane: la Biblioteca Universitaria di Sassari, ancora la Biblioteca Nazionale di Roma, poi dal 1907 la Biblioteca Casanatense, la Biblioteca Lancisiana, l’Angelica e infine, dal 1918 ancora la Lancisiana: quest’attività gli consentì di studiare, tradurre e pubblicare diversi codici.
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