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Il carcere
Voce in capitolo · 2023
Descrizione
Cesare Pavese scrisse il romanzo breve Il carcere nel 1939. Venne pubblicato nel 1948 insieme a La casa
in collina nel volume Prima che il gallo canti.
La storia è ispirata al periodo di confino che Pavese trascorse a Brancaleone Calabro nel 1935: venne infatti condannato a tre anni di esilio per aver tentato di proteggere la donna che amava, militante nel Pci. Stefano, il protagonista del romanzo, è un ingegnere, un intellettuale che vive la propria condizione in una bolla di solitudine
autoimposta, in una terra straniera in tutto e per tutto.
Il mare, l’unica sua consolazione, è co-protagonista della vicenda, una vera e propria "quarta parete" della sua prigione, insieme alla gente
modesta e ambigua del paesino, con cui Stefano interagisce in un’atmosfera perennemente sospesa. Atmosfera fatta di partite a carte in osteria, di feste di paese, di conversazioni curiose con gli abitanti maschi di quel francobollo di terra aspra, di bagni nell’onnipresente mare. E soprattutto di donne: l’incolore Elena, da una parte, col suo bisogno di amore quasi materno; e la conturbante Concia dall’altra, selvatica e primitiva come una lupa.
in collina nel volume Prima che il gallo canti.
La storia è ispirata al periodo di confino che Pavese trascorse a Brancaleone Calabro nel 1935: venne infatti condannato a tre anni di esilio per aver tentato di proteggere la donna che amava, militante nel Pci. Stefano, il protagonista del romanzo, è un ingegnere, un intellettuale che vive la propria condizione in una bolla di solitudine
autoimposta, in una terra straniera in tutto e per tutto.
Il mare, l’unica sua consolazione, è co-protagonista della vicenda, una vera e propria "quarta parete" della sua prigione, insieme alla gente
modesta e ambigua del paesino, con cui Stefano interagisce in un’atmosfera perennemente sospesa. Atmosfera fatta di partite a carte in osteria, di feste di paese, di conversazioni curiose con gli abitanti maschi di quel francobollo di terra aspra, di bagni nell’onnipresente mare. E soprattutto di donne: l’incolore Elena, da una parte, col suo bisogno di amore quasi materno; e la conturbante Concia dall’altra, selvatica e primitiva come una lupa.
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