Il fedele Ruslan
Montecristo edizioni · 2025
Descrizione
Il fedele Ruslan, sottotitolato Storia di un cane da guardia (in russo: Верный Руслан. История караульной собаки), è un romanzo del 1975 dello scrittore dissidente sovietico Georgi Vladimov. Racconta, dal punto di vista di un cane da guardia di un Gulag, la fedeltà cieca a un sistema disumano.
Vladimov spiegò che l’intento era “mostrare l’inferno attraverso gli occhi di un cane che crede di vivere in paradiso”. “Ruslan” è sia il nome del protagonista sia un nome russo reso celebre dal poema Ruslan e Ljudmila di Aleksandr Puškin.
La prima stesura risale al 1963-1965, ma il romanzo fu pubblicato solo nel 1975 dagli emigrati russi della casa editrice Posev in Germania Ovest. L’idea nacque da un racconto ascoltato in redazione: dei cani da guardia, addestrati nei campi di lavoro, morivano di fame perché incapaci di accettare cibo da mani diverse da quelle dei loro addestratori, continuando a “sorvegliare” prigionieri inesistenti.
Vladimov ne trasse una satira che mostrò ad Aleksandr Tvardovskij, direttore di Novyj Mir, che ne criticò il tono comico. Ritirata e poi circolata in samizdat, la storia venne riscritta più volte e infine accolta da Posev. Uscì a puntate sulla rivista Grani nell’estate del 1975 e in volume in autunno, con successive ristampe nel 1976, 1978 e 1981. Nello stesso anno Andrej Sinjavskij (Abram Tertz) ne pubblicò una recensione elogiativa.
In URSS il libro vide la luce solo nel 1989, sulla rivista Znamja.
Vladimov spiegò che l’intento era “mostrare l’inferno attraverso gli occhi di un cane che crede di vivere in paradiso”. “Ruslan” è sia il nome del protagonista sia un nome russo reso celebre dal poema Ruslan e Ljudmila di Aleksandr Puškin.
La prima stesura risale al 1963-1965, ma il romanzo fu pubblicato solo nel 1975 dagli emigrati russi della casa editrice Posev in Germania Ovest. L’idea nacque da un racconto ascoltato in redazione: dei cani da guardia, addestrati nei campi di lavoro, morivano di fame perché incapaci di accettare cibo da mani diverse da quelle dei loro addestratori, continuando a “sorvegliare” prigionieri inesistenti.
Vladimov ne trasse una satira che mostrò ad Aleksandr Tvardovskij, direttore di Novyj Mir, che ne criticò il tono comico. Ritirata e poi circolata in samizdat, la storia venne riscritta più volte e infine accolta da Posev. Uscì a puntate sulla rivista Grani nell’estate del 1975 e in volume in autunno, con successive ristampe nel 1976, 1978 e 1981. Nello stesso anno Andrej Sinjavskij (Abram Tertz) ne pubblicò una recensione elogiativa.
In URSS il libro vide la luce solo nel 1989, sulla rivista Znamja.
Informazioni editoriali
Informazioni editoriali
Recensioni dei clienti
Nessuna recensione disponibile. Sii il primo a recensire questo titolo.
Per scrivere una recensione devi effettuare l'accesso. Accedi al tuo account.
Potrebbe interessarti anche
Altri titoli che potrebbero piacerti





