La prigionia della tua levità
Youcanprint · 2019
Descrizione
Seduto nel mio studio da investigatore privato, medito sul tempo mio trascorso fra mille angosce e roventi agonie che la mia anima essiccarono, inaridendo il cuore...
Tu, divina mia eterna amata, torreggiasti nella beltà fuggevole e mastodontica che incarnasti nella tua soave pelle odorante le muliebri candidezze della tua sinuosa trasparenza inafferrabile ma, in una notte di madidi tuoi deflagrati torpori e lacrimosi sospiri, lugubremente sparisti, forse rapita da infingardi e scellerati uomini che ferocemente la tua innocenza rubarono, scalfirono e, nell’oscurità di un’asfittica segreta, ottenebrarono con imperdonabile viltà e spaventosa, suprema malvagità meschina. Indagando sulla tua misteriosa scomparsa, io che t’amai, t’amo e infinitamente t’amerò sino all’estinguersi della mia stessa enigmatica esistenza, danzai in questa plumbea città nera abitata da fantasmatici, spettrali uomini e donne da tempo immemorabile rabbuiatisi e ischeletriti nei loro cuori imputriditi, addentrandomi nel meandrico coacervo d’ombrosi vicoli e vie buie, districandomi fra sudici acquitrini e sconsacrate strade perdute, smarrendo forse la mia stessa vita ancor prima di poter disperatamente salvare la tua. Tu sei l’evanescente, incandescente e rifulgente raggio fulgido della luna piena che, posandosi morbidamente nell’anima mia, m’indusse in tentazione, avvolgendomi nell’avido, suadente capriccio umanissimo d’un letale, magico desiderio sterminato sino a quando, prima di morire, questa macabra ma dolce storia di rapimenti e turbamenti s’eclisserà cheta nella dimenticanza dell’infrangibile tempo delle nostre lievi, violente memorie.
Tu, divina mia eterna amata, torreggiasti nella beltà fuggevole e mastodontica che incarnasti nella tua soave pelle odorante le muliebri candidezze della tua sinuosa trasparenza inafferrabile ma, in una notte di madidi tuoi deflagrati torpori e lacrimosi sospiri, lugubremente sparisti, forse rapita da infingardi e scellerati uomini che ferocemente la tua innocenza rubarono, scalfirono e, nell’oscurità di un’asfittica segreta, ottenebrarono con imperdonabile viltà e spaventosa, suprema malvagità meschina. Indagando sulla tua misteriosa scomparsa, io che t’amai, t’amo e infinitamente t’amerò sino all’estinguersi della mia stessa enigmatica esistenza, danzai in questa plumbea città nera abitata da fantasmatici, spettrali uomini e donne da tempo immemorabile rabbuiatisi e ischeletriti nei loro cuori imputriditi, addentrandomi nel meandrico coacervo d’ombrosi vicoli e vie buie, districandomi fra sudici acquitrini e sconsacrate strade perdute, smarrendo forse la mia stessa vita ancor prima di poter disperatamente salvare la tua. Tu sei l’evanescente, incandescente e rifulgente raggio fulgido della luna piena che, posandosi morbidamente nell’anima mia, m’indusse in tentazione, avvolgendomi nell’avido, suadente capriccio umanissimo d’un letale, magico desiderio sterminato sino a quando, prima di morire, questa macabra ma dolce storia di rapimenti e turbamenti s’eclisserà cheta nella dimenticanza dell’infrangibile tempo delle nostre lievi, violente memorie.
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