Lotta amata
Condaghes · 2019
Descrizione
Gli ingredienti di Lotta amata: commedia e un pizzico di tragedia, fucili subacquei, fucili veri, una pistola Luger, battute esilaranti, giovani fuorilegge che vogliono rivoltare come un calzino la società, donne eversive, amori impossibili, segreti di Stato, bambina con le lentiggini, bambina con le fossette, due fratellini, uno riccioluto e l’altro con un’impossibile frangetta, famiglie strane più che famiglie normali, rivoluzionari, bombaroli, gay, Dyane, R4, Goldrake, Candy Candy, navi da guerra, fotografi, premier, Gigi Riva, anni ’70 e ’80 in abbondanza, colpi di scena, altri componenti segreti.
Poteva la Sardegna diventare l’incubatrice della rivoluzione socialista mondiale?
Sembra il plot d’un romanzo utopico, fantapolitica. Tuttavia qualcuno molti decenni fa ci credette davvero. Come se Cuba e la Sardegna potessero unirsi attraverso un filo rosso, per taluni libertario, per altri brigatista e sanguinario. Alcuni giovani negli anni ’70 e all’alba degli ’80 di lavoro volevano fare la rivoluzione. Tra questi, di sicuro, lo zio di Erni, il (co)protagonista di questo romanzo. Zio Geremia nella carta d’identità provò a farsi scrivere “professione combattente”, ma all’anagrafe gli spiegarono che non si poteva, a meno che non s’intendesse dipendente delle Forze Armate. Allora lui disse all’impiegata: «scriva poeta».
L’autore aveva nove anni all’epoca della favola qui narrata. Molti aneddoti, soprattutto quelli relativi alle sue avventure, quelle del fratellino Ricciolo e delle cuginette Laura e Mara, sono autentici, veri, o verosimili. La storia parallela dello zio Geremia e del suo seguito di anarchici sgangherati, dei brigatisti e delle loro armi, degli amori e della comica forza rivoltosa di queste pagine, nonché quella del colpo di scena finale, risulta quasi del tutto inventata…
Poteva la Sardegna diventare l’incubatrice della rivoluzione socialista mondiale?
Sembra il plot d’un romanzo utopico, fantapolitica. Tuttavia qualcuno molti decenni fa ci credette davvero. Come se Cuba e la Sardegna potessero unirsi attraverso un filo rosso, per taluni libertario, per altri brigatista e sanguinario. Alcuni giovani negli anni ’70 e all’alba degli ’80 di lavoro volevano fare la rivoluzione. Tra questi, di sicuro, lo zio di Erni, il (co)protagonista di questo romanzo. Zio Geremia nella carta d’identità provò a farsi scrivere “professione combattente”, ma all’anagrafe gli spiegarono che non si poteva, a meno che non s’intendesse dipendente delle Forze Armate. Allora lui disse all’impiegata: «scriva poeta».
L’autore aveva nove anni all’epoca della favola qui narrata. Molti aneddoti, soprattutto quelli relativi alle sue avventure, quelle del fratellino Ricciolo e delle cuginette Laura e Mara, sono autentici, veri, o verosimili. La storia parallela dello zio Geremia e del suo seguito di anarchici sgangherati, dei brigatisti e delle loro armi, degli amori e della comica forza rivoltosa di queste pagine, nonché quella del colpo di scena finale, risulta quasi del tutto inventata…
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