Ragazzi
di Antón Čéchov
Bruno Osimo · 2025
Descrizione
Un racconto di Anton Čechov sull'immaginazione infantile e il sogno di evasione.
«"Sa chi sono io?" "Il signor Čečevìcyn." "No. Io sono Montigomo, Artiglio di Falco, condottiero degli invincibili."»
Così si presenta il misterioso amico di Volódâ Korolëv in uno dei racconti più delicati e divertenti di Anton Čechov. Ragazzi (1887) è una piccola gemma della narrativa breve che cattura con leggerezza e profondità il mondo dell'infanzia, il potere dell'immaginazione e la tensione tra il sogno di evasione e i legami affettivi.
La storia
È il periodo delle vacanze natalizie. Volódâ Korolëv, alunno del ginnasio, torna a casa accompagnato da un compagno di classe, il magro e lentigginoso Čečevìcyn. L'accoglienza è calorosa: la madre, il padre bonario, le tre sorelline e persino il cane Milord partecipano alla festa. Ma qualcosa è cambiato in Volódâ: non è più il ragazzo vivace e loquace di sempre, ma sembra assorto in pensieri segreti.
Le sorelline, in particolare le due più grandi, Kàtâ e Sonâ, iniziano a sospettare che i due ragazzi stiano tramando qualcosa. Origliando i loro discorsi notturni, scoprono un piano incredibile: Volódâ e Čečevìcyn vogliono scappare in America! Hanno preparato tutto: pistola, coltelli, gallette, bussola, quattro rubli. Il loro sogno è raggiungere la California, cercare l'oro, combattere con tigri e indiani, bere gin e vivere l'avventura dei loro sogni.
Čečevìcyn si è già dato un nome epico: Montigomo Artiglio di Falco, condottiero degli invincibili. Volódâ è il suo "fratello viso pallido".
Ma la fuga è più difficile del previsto. Volódâ è lacerato tra l'entusiasmo per l'avventura e il dolore di lasciare la madre. Il piano fallisce, i ragazzi vengono fermati, e il racconto si conclude con un commovente ritorno a casa, tra lacrime e abbracci.
I temi di un capolavoro
L'immaginazione infantile. Čechov ci mostra con straordinaria sensibilità come i bambini costruiscano mondi fantastici per evadere dalla realtà. La California, i bisonti, i mustang, gli indiani che assaltano i treni: tutto questo è più reale per i ragazzi della grigia quotidianità invernale russa.
Il conflitto tra sogno e legami affettivi. Volódâ vuole partire, ma il suo amore per la madre lo trattiene. Čechov non giudica né la scelta di partire né quella di restare: descrive con delicatezza il dolore della separazione e la forza dei legami familiari.
Lo sguardo delle sorelline. Il racconto è filtrato attraverso gli occhi di Kàtâ e Sonâ, che osservano, origliano e cercano di capire il mondo misterioso dei maschi. La loro prospettiva aggiunge un ulteriore livello di ironia e tenerezza.
Il contrasto tra epica e quotidianità. Čečevìcyn è un personaggio memorabile: magro, olivastro, coperto di lentiggini, con l'aria di un "uomo di ingegno e di scienza". Eppure si presenta come un condottiero indiano. Il contrasto tra il suo aspetto dimesso e il suo nome epico è al cuore dell'umorismo di Čechov.
La fine dell'infanzia. La fuga fallita segna un momento di passaggio: i ragazzi tornano a casa, ma il loro sogno è stato infranto. Il mondo degli adulti, con le sue regole e le sue preoccupazioni, ha vinto.
Un personaggio indimenticabile
Čečevìcyn è uno dei personaggi più affascinanti di Čechov. Silenzioso, imbronciato, sempre assorto nei suoi pensieri, è un piccolo eroe romantico che sogna l'avventura e la gloria. Il suo nome — Montigomo Artiglio di Falco — è il suo lascito, la sua firma, il segno che lascia nel quaderno di Kàtâ prima di partire:
«Montigomo Artiglio di Falco»
Perché leggere questa edizione
Questa edizione, a cura di Bruno Osimo, offre al lettore italiano un testo di straordinaria precisione filologica e profondità interpretativa.
Bruno Osimo non è solo un traduttore, ma uno dei maggiori esperti italiani di teoria della traduzione. La sua opera di "traduzione e cura" garantisce:
Un'eredità immensa
Ragazzi è uno dei racconti più amati di Čechov, spesso letto e studiato nelle scuole russe. La sua capacità di catturare l'immaginazione infantile, il suo umorismo delicato e la sua profonda umanità lo rendono un piccolo capolavoro che continua a incantare lettori di tutte le età.
Come tutti i grandi racconti di Čechov, Ragazzi dice molto con poco, lasciando che il lettore intuisca ciò che non viene detto, e che i personaggi vivano oltre le pagine.
Per chi è questo libro
Un sottotitolo che racconta tutto
Il sottotitolo Montigomo Artiglio di Falco non è una scelta casuale. È il nome che Čečevìcyn si attribuisce, la sua maschera eroica, il suo sogno. È anche il segno che lascia alle bambine, quasi un'eredità, un promemoria del fatto che l'immaginazione è più potente della realtà.
E, come dice Maša, la sorellina più piccola, con la sua incantevole ingenuità:
«Ma lo sai che i ceci li hanno cucinati proprio ieri, da noi?»
«Quando una mandria di bisonti attraversa la pampa al galoppo, la terra trema, e in questo momento i cavalli mustang, spaventati, scalciano e nitriscono.»
Acquista ora "Ragazzi. Montigomo Artiglio di Falco" e lasciati incantare da un piccolo capolavoro di Anton Čechov.
«È arrivato Volódâ!» gridò qualcuno fuori.
«È arrivato il padroncino Volódâ!» strillò Natàl’â, correndo in sala da pranzo. «Ah, Dio mio!».
Tutta la famiglia Korolëv, che aspettava l’arrivo del suo Volódâ da un momento all’altro, si precipitò alle finestre. All’ingresso c’era un grande rozval’ni1 e un vapore denso saliva dalla trojka di cavalli bianchi. La slitta era vuota, perché Volódâ era già nell’ingresso e si stava slacciando il cappuccio con le dita arrossate, congelate. Il cappotto dell’uniforme del ginnasio, il berretto, le galosce e i capelli sulle tempie erano coperti di brina ed emanava dalla testa ai piedi un odore di gelo così buono che, guardandolo, veniva voglia di rabbrividire e dire: «Brrr!». La madre e la zia si precipitarono ad abbracciarlo e baciarlo, Natàl’â gli si accasciò ai piedi e cominciò a sfilargli i vàlenki2, le sorelle si misero a strillare, le porte cigolavano, sbattevano, e il padre di Volódâ, col solo gilè addosso e le forbici in mano, si precipitò nell’anticamera e gridò spaventato:
«È da ieri che ti stiamo aspettando! Hai fatto buon viaggio? Tutto bene? Signore, mio Dio, lasciate che saluti suo padre! Cos’è, non sono suo padre?»
«Gav! gav!» abbaiò in tono di basso Milord, un enorme cane nero, sbattendo la coda contro le pareti e i mobili.
Tutto si confondeva in una manifestazione di gioia collettiva, che durò un paio di minuti. Quando il primo impeto di gioia fu passato, i Korolëv s’accorsero che nell’atrio, oltre a Volódâ, c’era anche un altro ometto, avvolto in un foulard, in uno scialle e in un cappuccio e coperto di brina; se ne stava immobile in un angolo, all’ombra di una grande pelliccia di volpe.
«Volodička, e lui chi è?» chiese la madre bisbigliando....
«"Sa chi sono io?" "Il signor Čečevìcyn." "No. Io sono Montigomo, Artiglio di Falco, condottiero degli invincibili."»
Così si presenta il misterioso amico di Volódâ Korolëv in uno dei racconti più delicati e divertenti di Anton Čechov. Ragazzi (1887) è una piccola gemma della narrativa breve che cattura con leggerezza e profondità il mondo dell'infanzia, il potere dell'immaginazione e la tensione tra il sogno di evasione e i legami affettivi.
La storia
È il periodo delle vacanze natalizie. Volódâ Korolëv, alunno del ginnasio, torna a casa accompagnato da un compagno di classe, il magro e lentigginoso Čečevìcyn. L'accoglienza è calorosa: la madre, il padre bonario, le tre sorelline e persino il cane Milord partecipano alla festa. Ma qualcosa è cambiato in Volódâ: non è più il ragazzo vivace e loquace di sempre, ma sembra assorto in pensieri segreti.
Le sorelline, in particolare le due più grandi, Kàtâ e Sonâ, iniziano a sospettare che i due ragazzi stiano tramando qualcosa. Origliando i loro discorsi notturni, scoprono un piano incredibile: Volódâ e Čečevìcyn vogliono scappare in America! Hanno preparato tutto: pistola, coltelli, gallette, bussola, quattro rubli. Il loro sogno è raggiungere la California, cercare l'oro, combattere con tigri e indiani, bere gin e vivere l'avventura dei loro sogni.
Čečevìcyn si è già dato un nome epico: Montigomo Artiglio di Falco, condottiero degli invincibili. Volódâ è il suo "fratello viso pallido".
Ma la fuga è più difficile del previsto. Volódâ è lacerato tra l'entusiasmo per l'avventura e il dolore di lasciare la madre. Il piano fallisce, i ragazzi vengono fermati, e il racconto si conclude con un commovente ritorno a casa, tra lacrime e abbracci.
I temi di un capolavoro
L'immaginazione infantile. Čechov ci mostra con straordinaria sensibilità come i bambini costruiscano mondi fantastici per evadere dalla realtà. La California, i bisonti, i mustang, gli indiani che assaltano i treni: tutto questo è più reale per i ragazzi della grigia quotidianità invernale russa.
Il conflitto tra sogno e legami affettivi. Volódâ vuole partire, ma il suo amore per la madre lo trattiene. Čechov non giudica né la scelta di partire né quella di restare: descrive con delicatezza il dolore della separazione e la forza dei legami familiari.
Lo sguardo delle sorelline. Il racconto è filtrato attraverso gli occhi di Kàtâ e Sonâ, che osservano, origliano e cercano di capire il mondo misterioso dei maschi. La loro prospettiva aggiunge un ulteriore livello di ironia e tenerezza.
Il contrasto tra epica e quotidianità. Čečevìcyn è un personaggio memorabile: magro, olivastro, coperto di lentiggini, con l'aria di un "uomo di ingegno e di scienza". Eppure si presenta come un condottiero indiano. Il contrasto tra il suo aspetto dimesso e il suo nome epico è al cuore dell'umorismo di Čechov.
La fine dell'infanzia. La fuga fallita segna un momento di passaggio: i ragazzi tornano a casa, ma il loro sogno è stato infranto. Il mondo degli adulti, con le sue regole e le sue preoccupazioni, ha vinto.
Un personaggio indimenticabile
Čečevìcyn è uno dei personaggi più affascinanti di Čechov. Silenzioso, imbronciato, sempre assorto nei suoi pensieri, è un piccolo eroe romantico che sogna l'avventura e la gloria. Il suo nome — Montigomo Artiglio di Falco — è il suo lascito, la sua firma, il segno che lascia nel quaderno di Kàtâ prima di partire:
«Montigomo Artiglio di Falco»
Perché leggere questa edizione
Questa edizione, a cura di Bruno Osimo, offre al lettore italiano un testo di straordinaria precisione filologica e profondità interpretativa.
Bruno Osimo non è solo un traduttore, ma uno dei maggiori esperti italiani di teoria della traduzione. La sua opera di "traduzione e cura" garantisce:
- Fedeltà al testo originale: una versione che restituisce la potenza, la sottigliezza e la musicalità della prosa di Čechov.
- Note di traduzione: un apparato che chiarisce i riferimenti culturali e linguistici, rendendo accessibile anche al lettore non specialista la profondità del testo.
- La cura filologica: una traduzione che rispetta le sfumature e le ambiguità del testo russo.
Un'eredità immensa
Ragazzi è uno dei racconti più amati di Čechov, spesso letto e studiato nelle scuole russe. La sua capacità di catturare l'immaginazione infantile, il suo umorismo delicato e la sua profonda umanità lo rendono un piccolo capolavoro che continua a incantare lettori di tutte le età.
Come tutti i grandi racconti di Čechov, Ragazzi dice molto con poco, lasciando che il lettore intuisca ciò che non viene detto, e che i personaggi vivano oltre le pagine.
Per chi è questo libro
- Per gli amanti della grande letteratura russa e di Čechov in particolare.
- Per chi ama i racconti brevi, intensi e profondi.
- Per chi è affascinato dal mondo dell'infanzia e dal potere dell'immaginazione.
- Per chi cerca una lettura leggera ma significativa, capace di sorridere e commuovere allo stesso tempo.
- Per chiunque abbia mai sognato di scappare, di vivere un'avventura, di andare "verso la California".
Un sottotitolo che racconta tutto
Il sottotitolo Montigomo Artiglio di Falco non è una scelta casuale. È il nome che Čečevìcyn si attribuisce, la sua maschera eroica, il suo sogno. È anche il segno che lascia alle bambine, quasi un'eredità, un promemoria del fatto che l'immaginazione è più potente della realtà.
E, come dice Maša, la sorellina più piccola, con la sua incantevole ingenuità:
«Ma lo sai che i ceci li hanno cucinati proprio ieri, da noi?»
«Quando una mandria di bisonti attraversa la pampa al galoppo, la terra trema, e in questo momento i cavalli mustang, spaventati, scalciano e nitriscono.»
Acquista ora "Ragazzi. Montigomo Artiglio di Falco" e lasciati incantare da un piccolo capolavoro di Anton Čechov.
«È arrivato Volódâ!» gridò qualcuno fuori.
«È arrivato il padroncino Volódâ!» strillò Natàl’â, correndo in sala da pranzo. «Ah, Dio mio!».
Tutta la famiglia Korolëv, che aspettava l’arrivo del suo Volódâ da un momento all’altro, si precipitò alle finestre. All’ingresso c’era un grande rozval’ni1 e un vapore denso saliva dalla trojka di cavalli bianchi. La slitta era vuota, perché Volódâ era già nell’ingresso e si stava slacciando il cappuccio con le dita arrossate, congelate. Il cappotto dell’uniforme del ginnasio, il berretto, le galosce e i capelli sulle tempie erano coperti di brina ed emanava dalla testa ai piedi un odore di gelo così buono che, guardandolo, veniva voglia di rabbrividire e dire: «Brrr!». La madre e la zia si precipitarono ad abbracciarlo e baciarlo, Natàl’â gli si accasciò ai piedi e cominciò a sfilargli i vàlenki2, le sorelle si misero a strillare, le porte cigolavano, sbattevano, e il padre di Volódâ, col solo gilè addosso e le forbici in mano, si precipitò nell’anticamera e gridò spaventato:
«È da ieri che ti stiamo aspettando! Hai fatto buon viaggio? Tutto bene? Signore, mio Dio, lasciate che saluti suo padre! Cos’è, non sono suo padre?»
«Gav! gav!» abbaiò in tono di basso Milord, un enorme cane nero, sbattendo la coda contro le pareti e i mobili.
Tutto si confondeva in una manifestazione di gioia collettiva, che durò un paio di minuti. Quando il primo impeto di gioia fu passato, i Korolëv s’accorsero che nell’atrio, oltre a Volódâ, c’era anche un altro ometto, avvolto in un foulard, in uno scialle e in un cappuccio e coperto di brina; se ne stava immobile in un angolo, all’ombra di una grande pelliccia di volpe.
«Volodička, e lui chi è?» chiese la madre bisbigliando....
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