Ritengo che io… Giuseppe Valenti allo specchio
Gruppo Albatros Il Filo · 2024
Descrizione
Cosa significa fare i conti con una malattia psichiatrica che scuote e devasta il proprio mondo? In queste pagine sono raccolte alcune interviste a cui Giuseppe si sottopone e dalle quali emerge tutto il peso della crisi, ma anche e soprattutto la forza dinamica e personale con cui l’autore si confronta e con cui riesce a ritrovare se stesso. Le interviste, curate dal suo amico prof. Peppino Re, gli consentono di tirar fuori un mondo di personaggi che si incontrano e tanti sguardi e tante confluenze che arricchiscono e tormentano la vita di un uomo che sa anche perdersi ma che sa poi ritrovarsi, grazie a se stesso, ma anche grazie a un mondo che presenta infinite alternative. La sua alternativa Giuseppe la trova in un panificio di Collesano, “Sano e gustoso”, fra quelle fragranze di odori e sapori incontra le persone giuste capaci di risollevarlo al piacere del confronto con la vita e l’alterità.
Giuseppe Valenti nasce a Collesano nel 1966, secondo di due figli, in una famiglia che viveva in campagna e si dedicava all’agricoltura e alla pastorizia. Giuseppe, seguendo il padre, si innamora della natura, dei fiori, degli animali, e prende il gusto delle passeggiate e delle scorribande pericolose. Dalla madre trae quella forte affettività che diventa sicurezza e forza di vivere. Dalla sorella, più grande di qualche anno, trae infiniti stimoli culturali e sociali che lo rendono curioso e insofferente al ménage paesano. Un mondo rassicurante, comunque, che Giuseppe celebra come “certezze” per poter affrontare la vita con passione e curiosità. Finite le scuole dell’obbligo Giuseppe non vuole continuare gli studi e preferisce seguire la sorella a Palermo. Così Giuseppe scopre la città con i suoi tumulti e le sue aspirazioni. Vive i fermenti dei secondi anni Settanta, i balzi della sinistra che vuole governare anche la Sicilia e la sua piccola Collesano. Ma vive anche le turbolenze e le devianze che i nostri paesi cercano di nascondere. Fra speranze e languori, comunque, consegue il diploma di scuola professionale dal quale non si sentirà rappresentato, e, nei primi anni ottanta torna a Collesano. Ma, mentre il tempo passa e le pressioni familiari lo porterebbero verso la ricerca di un’occupazione, Giuseppe continua a provare e a provarsi e, alla fine non può che esplodere. Nell’anno 1996 Giuseppe viene ricoverato al reparto dell’ospedale san Raffaele di Cefalù come “bipolare” e comincia un percorso di cura che dura quasi trent’anni e che racconta in queste pagine. La via verso la guarigione porta a risultati graduali ma stupefacenti e, tuttora, prosegue con risultati che lo hanno riportato al “piacere di vivere”…
Questo vissuto Giuseppe lo sente così ricco che vuole raccontarlo ai tanti che ci provano, ai tanti che, tristemente, ci hanno rinunciato e all’opinione pubblica che, spesso, vive e si nasconde nei suoi stereotipi.
Giuseppe Valenti nasce a Collesano nel 1966, secondo di due figli, in una famiglia che viveva in campagna e si dedicava all’agricoltura e alla pastorizia. Giuseppe, seguendo il padre, si innamora della natura, dei fiori, degli animali, e prende il gusto delle passeggiate e delle scorribande pericolose. Dalla madre trae quella forte affettività che diventa sicurezza e forza di vivere. Dalla sorella, più grande di qualche anno, trae infiniti stimoli culturali e sociali che lo rendono curioso e insofferente al ménage paesano. Un mondo rassicurante, comunque, che Giuseppe celebra come “certezze” per poter affrontare la vita con passione e curiosità. Finite le scuole dell’obbligo Giuseppe non vuole continuare gli studi e preferisce seguire la sorella a Palermo. Così Giuseppe scopre la città con i suoi tumulti e le sue aspirazioni. Vive i fermenti dei secondi anni Settanta, i balzi della sinistra che vuole governare anche la Sicilia e la sua piccola Collesano. Ma vive anche le turbolenze e le devianze che i nostri paesi cercano di nascondere. Fra speranze e languori, comunque, consegue il diploma di scuola professionale dal quale non si sentirà rappresentato, e, nei primi anni ottanta torna a Collesano. Ma, mentre il tempo passa e le pressioni familiari lo porterebbero verso la ricerca di un’occupazione, Giuseppe continua a provare e a provarsi e, alla fine non può che esplodere. Nell’anno 1996 Giuseppe viene ricoverato al reparto dell’ospedale san Raffaele di Cefalù come “bipolare” e comincia un percorso di cura che dura quasi trent’anni e che racconta in queste pagine. La via verso la guarigione porta a risultati graduali ma stupefacenti e, tuttora, prosegue con risultati che lo hanno riportato al “piacere di vivere”…
Questo vissuto Giuseppe lo sente così ricco che vuole raccontarlo ai tanti che ci provano, ai tanti che, tristemente, ci hanno rinunciato e all’opinione pubblica che, spesso, vive e si nasconde nei suoi stereotipi.
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