Romeo, o della felicità
Carta e Penna · 2024
Descrizione
“Quaggiù non c’è nulla di più santo da desiderare, nulla di più utile da cercare, nulla più difficile da trovare, niente più dolce da provare, niente più fruttuoso da conservare dell’Amicizia” è stato scritto.
Lo capii quel giorno di febbraio. Il cielo di un immenso azzurro terso, come solo nei mesi che seguono il valzer dell’inverno può essere, io a camminare lungo il sentiero buio dei miei pensieri col cuore gonfio di tristezza, muta, goffa, cercando di rabberciare l’andatura instabile, accorta a non ruzzolare su quel terreno irto in salita, brullo, dritta ad imboccare la scorciatoia costellata di aceri e castagni, poco lontano dall’ultimo tornante.
Racchiuso nel petto il peso di una pena sconfinata, prima sconosciuta, la mia anima trafitta, fuliggine e polvere bruciata, eco spettrale fra la cenere a grumi, come dopo uno sparo esploso a breve distanza. PRECISO.
Nulla attorno capace di portare sul mio viso il sorriso, nel mio seno l’allegria. Quando d’improvviso alle mie spalle uno zampettìo fugace, incerto, seguito da un chacha- chacha a farmi sussultare.
Io a voltarmi istantanea. Il tuo corpo minuto, flessuoso, il baluginio delle tue piume morbide a irradiare pura gioia: un canto che mai più avrei dimenticato, di una bellezza stupefacente a far fremere l’aria: grido di libertà... (continua)
Lo capii quel giorno di febbraio. Il cielo di un immenso azzurro terso, come solo nei mesi che seguono il valzer dell’inverno può essere, io a camminare lungo il sentiero buio dei miei pensieri col cuore gonfio di tristezza, muta, goffa, cercando di rabberciare l’andatura instabile, accorta a non ruzzolare su quel terreno irto in salita, brullo, dritta ad imboccare la scorciatoia costellata di aceri e castagni, poco lontano dall’ultimo tornante.
Racchiuso nel petto il peso di una pena sconfinata, prima sconosciuta, la mia anima trafitta, fuliggine e polvere bruciata, eco spettrale fra la cenere a grumi, come dopo uno sparo esploso a breve distanza. PRECISO.
Nulla attorno capace di portare sul mio viso il sorriso, nel mio seno l’allegria. Quando d’improvviso alle mie spalle uno zampettìo fugace, incerto, seguito da un chacha- chacha a farmi sussultare.
Io a voltarmi istantanea. Il tuo corpo minuto, flessuoso, il baluginio delle tue piume morbide a irradiare pura gioia: un canto che mai più avrei dimenticato, di una bellezza stupefacente a far fremere l’aria: grido di libertà... (continua)
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