Tre anni

di Antón Čéchov

Bruno Osimo · 2025

Descrizione

Tre anni di vita coniugale, tre anni di crescita interiore, una vita intera di silenzi e incomprensioni.
Alekséj Làptev, trentaquattrenne erede di una potente dinastia di mercanti moscoviti, è da sempre sfortunato in amore. Quando si innamora perdutamente di Ûliâ, una giovane donna di provincia pia, religiosa e timidissima, non sa resistere alla tentazione di dichiararsi. Lei, per paura di sbagliare e di rovinare il proprio futuro, accetta la sua proposta senza amore, spinta più dal ragionamento che dal cuore.
Inizia così un matrimonio che è una prigione dorata. Lui, anima generosa e tormentata, cerca disperatamente un segno di affetto; lei, gelida e impaurita, si ritrae da ogni contatto. I tre anni che seguono sono la cronaca di un progressivo, inesorabile allontanamento: un lungo inverno dell'anima dove i silenzi pesano più delle parole, le presenze imbarazzano più delle assenze, e i sentimenti si inaridiscono come fiori dimenticati.
Nella Mosca mercantile di fine Ottocento, tra gli affari del granaio di famiglia, le serate al circolo e i pettegolezzi della provincia, Čechov tesse una trama sottile e dolorosa. Con la sua prosa limpida e affilata come un bisturi, l'autore scruta le pieghe più nascoste dell'animo umano: la gelosia, l'orgoglio, la solitudine a due, la volgarità borghese e quella póšlost' che avvelena ogni gesto, ogni parola, ogni speranza.
Attorno ai due protagonisti si muove una galleria di personaggi indimenticabili: il cognato donnaiolo Panaùrov, che dilapida tutto in sete e capricci; il fratello Fëdor, che impazzisce lentamente sotto il peso di un'eredità insopportabile; l'amico Kóstâ, avvocato e scrittore mancato; l'aspra e tormentata Polìna, che ama Làptev con rabbia e disperazione. E poi le bambine, Sàša e Lida, figlie della sorella defunta, che portano nella casa dei Làptev il ricordo di un amore puro e perduto.
Tre anni (1895) è un romanzo che anticipa i grandi temi del Novecento: la crisi del matrimonio borghese, l'alienazione affettiva, il conflitto tra dovere e desiderio, la ricerca di un senso in una vita che sembra scorrere senza scopo. Čechov, medico e scrittore, non giudica i suoi personaggi: li osserva con la compassione distaccata dello scienziato, e li lascia parlare attraverso i gesti, i silenzi, le piccole crudeltà quotidiane.
Questa edizione, curata e tradotta dal russo da Bruno Osimo, offre una versione filologica integrale del racconto, arricchita da una postfazione dal titolo Uccellacci e uccellini, che svela la sottile chiave di lettura darwiniana dell'opera: e se il matrimonio senza amore non fosse altro che un fallimento della selezione naturale?
Un classico senza tempo per chi ama la grande letteratura russa, la psicologia dei personaggi e le storie che sanno raccontare, con semplicità e profondità, la complessità del cuore umano.
Come spesso succede in Čechov, questa deliziosa, preziosa novella esprime di continuo una visione sull’uomo dall’esterno, dal punto di vista delle altre specie. Qui, in particolare, compaiono molti uccelli, in varie forme. Questo gioiello letterario è stato spesso pubblicato in raccolte di racconti, intitolate per esempio "Titolo... e altri racconti". È proprio un torto, una violenza assemblare per motivi commerciali opere tanto diverse e tanto preziose, tanto discrete. "Kak vsë èto póšlo", forse direbbe Antón Pàvlovič se fosse qui a vederlo – "Come tutto questo è volgare".

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