Da Qui all'Eternità
di ABERTO LORI
OM edizioni · 2024
Descrizione
Grazie alla nuova scienza dei Quanti abbiamo cominciato ad ampliare la finestra sul mondo. Da essa filtrano maggiori informazioni per definire la realtà. Il problema è che ci dice anche che quella che consideriamo realtà esterna a noi è falsa e illusoria. Non solo, il nostro stesso programma mentale, derivante dal costante lavaggio del cervello subito a causa dell’educazione familiare, sociale, scolastica e religiosa, è soltanto una rappresentazione parziale di quella realtà illusoria.
Nel corso dell’evoluzione, il cervello umano si è sempre chiesto che cosa c’è fuori perché fuori possono esserci il predatore o la radice da raccogliere, il pericolo e il nutrimento. Il “che cosa c’è fuori?” è una domanda che il cervello si pone di continuo.
Il problema qual è? Il cervello si chiede anche che cosa c’è fuori della vita stessa. È una domanda estrema, ma che, di fatto, è la medesima di che cosa c’è fuori della porta, dietro l’angolo. Lo sconosciuto per definizione è la morte. Che cosa c’è dopo? La risposta è relativa a tutta una serie di filoni culturali, filosofici, religiosi che vogliono spiegarci che cosa c’è fuori.
È paradossale il tentativo di voler spiegare tutto sulla base di pregiudizi di partenza, intanto perché non è possibile spiegare la nascita dell’universo con il creazionismo o tutto il male del mondo con l’aver dato un morso a una mela. Ecco perché il cervello non può dare una risposta alla definizione di qualcosa di sconosciuto, basandosi, tra l’altro, su una realtà illusoria.
E allora? Allora bisogna percorrere un altro sentiero per giungere alla verità. Del Cosmo? No, di noi stessi. L’uomo scambia le proprie percezioni sensoriali o la propria immaginazione per verità, ma non è guardando fuori di sé che l’essere umano è in grado di arrivare alla verità, ma solo volgendo lo sguardo al proprio interno.
Soltanto osservando il proprio mondo interiore potrà arrivare a cogliere, dal silenzio della mente pensante, di non essere il corpo che lo riveste e nemmeno la mente con i propri pensieri, emozioni, sensazioni, i comportamenti memorizzati, i convincimenti dell’Io. Allora e solo allora emergerà trionfante la verità dell’Io sono!
Il nostro programma mentale non potrà mai essere scambiato per realtà. È impossibile che un modello tendenzialmente finito, limitato, possa contenere l’infinito, che un’informazione locale possa comprendere l’infinito che è non locale. Come può un contenitore finito contenere l’infinito? Dobbiamo uscire da quel contenitore.
Solo affidandoci alla Coscienza universale, alla parte divina di noi stessi saremo in grado di andare oltre i sensi e approdare allo Spirito. Allora perché si muore? Perché si nasce.
Nel corso dell’evoluzione, il cervello umano si è sempre chiesto che cosa c’è fuori perché fuori possono esserci il predatore o la radice da raccogliere, il pericolo e il nutrimento. Il “che cosa c’è fuori?” è una domanda che il cervello si pone di continuo.
Il problema qual è? Il cervello si chiede anche che cosa c’è fuori della vita stessa. È una domanda estrema, ma che, di fatto, è la medesima di che cosa c’è fuori della porta, dietro l’angolo. Lo sconosciuto per definizione è la morte. Che cosa c’è dopo? La risposta è relativa a tutta una serie di filoni culturali, filosofici, religiosi che vogliono spiegarci che cosa c’è fuori.
È paradossale il tentativo di voler spiegare tutto sulla base di pregiudizi di partenza, intanto perché non è possibile spiegare la nascita dell’universo con il creazionismo o tutto il male del mondo con l’aver dato un morso a una mela. Ecco perché il cervello non può dare una risposta alla definizione di qualcosa di sconosciuto, basandosi, tra l’altro, su una realtà illusoria.
E allora? Allora bisogna percorrere un altro sentiero per giungere alla verità. Del Cosmo? No, di noi stessi. L’uomo scambia le proprie percezioni sensoriali o la propria immaginazione per verità, ma non è guardando fuori di sé che l’essere umano è in grado di arrivare alla verità, ma solo volgendo lo sguardo al proprio interno.
Soltanto osservando il proprio mondo interiore potrà arrivare a cogliere, dal silenzio della mente pensante, di non essere il corpo che lo riveste e nemmeno la mente con i propri pensieri, emozioni, sensazioni, i comportamenti memorizzati, i convincimenti dell’Io. Allora e solo allora emergerà trionfante la verità dell’Io sono!
Il nostro programma mentale non potrà mai essere scambiato per realtà. È impossibile che un modello tendenzialmente finito, limitato, possa contenere l’infinito, che un’informazione locale possa comprendere l’infinito che è non locale. Come può un contenitore finito contenere l’infinito? Dobbiamo uscire da quel contenitore.
Solo affidandoci alla Coscienza universale, alla parte divina di noi stessi saremo in grado di andare oltre i sensi e approdare allo Spirito. Allora perché si muore? Perché si nasce.
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