Gaijin
Funambolo edizioni · 2022
Descrizione
Quando in Giappone si vuole indicare una persona che viene dall’estero si usa la parola gaikokujin. Ma quando allo straniero ci si riferisce con stigma e pregiudizio, allora si usa il termine gaijin, una “persona esterna”, un estraneo. Di Gaijin è piena l’isola di Okinawa, che nel 1950 soffre le sciagurate conseguenze della guerra e la massiccia occupazione militare Statunitense. È questo il contesto che obbliga Kitaro, ragazzino undicenne, a lasciare la mamma e la sorella Yumie. Con il denaro guadagnato, la madre gli compra un documento d’identità e un biglietto di terza classe a bordo della Ruys. Solo, affronterà il viaggio che dal Giappone lo condurrà in Argentina. Di nuovi stranieri ne incon- trerà lungo tutta l’attraversata: ricchi Gaijin cinesi alla guida di auto enormi e imbarcati in prima classe; l’equipaggio, composto principalmente da Gaijin europei facili da corrompere; gli schiavi che sulle coste d’Africa sono costretti a condizioni di lavoro atroci. Poi lo sbarco in Argentina e con esso il frantumarsi della propria identità. Scoprirsi straniero agli altri e infine persino a sé stesso. Gaijin è un libro che parla dell’altro e del tortuoso universo di immaginari che ne definiscono i tratti. Raccontata nel miglior stile nikkei, per l’austerità del linguaggio e la narrazione asciutta, questa è una storia di permanenza che tuttavia suggerisce di non indugiare sul passato e ci invita invece a guardare oltre lo sconforto. Con questo romanzo, vincitore del Premio UNAM-Alfagura nel 2002, Maximiliano Matayoshi riesce a commuovere,
rivelandoci con gentilezza la complessa condizione del migrante.
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