Accussi' mme parla 'a capa
di Italo Panìco
Cavinato · 2020
Descrizione
È un “purpurì” di nuove e vecchie storielle in cui riprovo a sviluppare e rappresentare l’essenza dei miei pensieri, il mio tempo e la problematica del territorio in cui vivo.
C’è continua trasformazione nelle azioni umane, ma immutabili sono l’esaltazione dell’amore e la paura della solitudine. È proprio quest’ultima che esalta maggiormente l’amore che piglia con tante sfaccettature la vita d’ognuno di noi.
Vivere con gioia è l’antidoto a quell’ansia che riduce marcatamente la nostra voglia di fare con il risultato d’ingabbiarci e annullare il nostro spazio.
Per riacquistare quell’emozione che stavo perdendo, tutte le storielle sono scritte in lingua napoletana e mi preparo con voi a rileggerle con gusto.
Il titolo del libro “Accussì mme pàrla ’a càpa”, non l’ho scelto per sfizio, ma per specificare che “’a càpa” è supportata da un sottobosco dove si trovano tante facce di un unico poliedro da cui si attingono senza fatica i vari atteggiamenti dell’uomo. Ogni faccia tiene in sé una tempesta d’idee che si traduce, spesso non volendo, in un fare del tutto sproporzionato alla volontà iniziale dell’uomo.
Le tante malefatte giornaliere vengono alla ribalta e provocano scompiglio, ma viene fuori anche una posizione di speranza per calmare le acque e fare andare in porto tutto ciò che galleggia.
C’è continua trasformazione nelle azioni umane, ma immutabili sono l’esaltazione dell’amore e la paura della solitudine. È proprio quest’ultima che esalta maggiormente l’amore che piglia con tante sfaccettature la vita d’ognuno di noi.
Vivere con gioia è l’antidoto a quell’ansia che riduce marcatamente la nostra voglia di fare con il risultato d’ingabbiarci e annullare il nostro spazio.
Per riacquistare quell’emozione che stavo perdendo, tutte le storielle sono scritte in lingua napoletana e mi preparo con voi a rileggerle con gusto.
Il titolo del libro “Accussì mme pàrla ’a càpa”, non l’ho scelto per sfizio, ma per specificare che “’a càpa” è supportata da un sottobosco dove si trovano tante facce di un unico poliedro da cui si attingono senza fatica i vari atteggiamenti dell’uomo. Ogni faccia tiene in sé una tempesta d’idee che si traduce, spesso non volendo, in un fare del tutto sproporzionato alla volontà iniziale dell’uomo.
Le tante malefatte giornaliere vengono alla ribalta e provocano scompiglio, ma viene fuori anche una posizione di speranza per calmare le acque e fare andare in porto tutto ciò che galleggia.
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