Assenze
AB line · 2026
Descrizione
In ASSENZE la poesia non si presenta come rivelazione, ma come traccia: ciò che resta dopo il passaggio delle parole, degli eventi, del tempo. I testi procedono per frammenti e ritorni, senza cercare una sintesi rassicurante, costruendo una geografia della mancanza più che un racconto unitario.
La scrittura attraversa registri diversi — lirico, cronachistico, simbolico — mantenendo una coerenza non tematica ma etica: l’ascolto di ciò che non grida, di ciò che agisce in silenzio, di ciò che precede o segue l’umano. L’assenza non è qui vuoto astratto, ma forza operante, pressione, attrazione.
Nei testi più essenziali la parola si riduce a gesto minimo; in altri emerge una tensione più scura e corporea, mentre altrove la poesia assume il tono di una cronaca disillusa, che registra il reale senza redimerlo. ASSENZE rifiuta l’enfasi e la consolazione, chiedendo al lettore non adesione, ma sosta: uno spazio in cui la poesia lascia parlare ciò che manca.
La scrittura attraversa registri diversi — lirico, cronachistico, simbolico — mantenendo una coerenza non tematica ma etica: l’ascolto di ciò che non grida, di ciò che agisce in silenzio, di ciò che precede o segue l’umano. L’assenza non è qui vuoto astratto, ma forza operante, pressione, attrazione.
Nei testi più essenziali la parola si riduce a gesto minimo; in altri emerge una tensione più scura e corporea, mentre altrove la poesia assume il tono di una cronaca disillusa, che registra il reale senza redimerlo. ASSENZE rifiuta l’enfasi e la consolazione, chiedendo al lettore non adesione, ma sosta: uno spazio in cui la poesia lascia parlare ciò che manca.
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