Cantico dei cantici

di Bruno Osimo

Bruno Osimo · 2026

Descrizione

Un amore antico, una traduzione nuova.
Il Cantico dei cantici è uno dei testi più amati e misteriosi della Bibbia. Per secoli è stato letto in chiave allegorica, come un'opera sulla relazione tra Dio e il suo popolo. Ma cosa succede se lo si legge per quello che è: un poem a d'amore profano, sensuale e potentissimo?
In questa versione filologica, Bruno Osimo non si affida a interpretazioni teologiche precostituite. Torna direttamente al testo ebraico e lo traduce con l'obiettivo di restituirne la bellezza letteraria e la cruda passione. Il risultato è una lettura sorprendente, che restituisce voce e corpo a due amanti in un dialogo fatto di desiderio, natura e struggente bellezza.
Perché scegliere questa edizione?
  • Fedeltà al testo: Una traduzione dall'ebraico che privilegia la plausibilità descrittiva e il senso letterale, libera da dogmi.
  • Valore letterario: Scopri il Cantico come poesia, un capolavoro della letteratura mondiale.
  • Approccio unico: L'autore rinuncia a ogni tesi ideologica extratestuale per lasciar parlare il testo, offrendo una prospettiva fresca e affascinante.
Che tu sia uno studioso, un appassionato di poesia o un lettore curioso, questa traduzione ti invita a riscoprire un classico senza tempo. Lasciati sorprendere dalla sua forza e dalla sua modernità.
"I libri che compongono la Bibbia hanno subìto l'amaro destino di una coperta che ogni religione tira dalla propria parte... Anch'io, confesso, ho una piccola tesi: quella di mostrare la possibilità di una traduzione curiosa delle circostanze che hanno determinato l'esistenza di questo testo." (dalla Prefazione)
I libri che compongono la Bibbia hanno subìto l'amaro destino di una coperta che ognuno tira dalla propria parte per dimostrare questa o quella tesi. Non c'è come essere decretato «sacro» perché un testo abbia un destino traduttivo segnato, segnato da scelte traduttive improntate a una tesi ideologica extratestuale.
Tutti i traduttori, volenti o nolenti, coscienti o inconsapevoli, hanno una tesi ideologica dimostranda nel proprio lavoro. Ma si spera che in generale sia una tesi intratestuale, ossia radicata nella loro interpretazione del testo, e non extratestuale, ossia radicata altrove, nella necessità di fare una crociata di cui il metatesto diviene pretesto.
Anch'io, confesso, ho una tesi: quella di mostrare la possibilità di una traduzione curiosa delle circostanze che hanno determinato l'esistenza di questo testo. Circostanze fattuali, quindi non ideologiche. Curiosità descrittiva. Per questo le numerose ambiguità sono state risolte a vantaggio della plausibilità nopn ideologica ma descrittiva, fabulistica. Anche se la fabula è debole per non dire inesistente.
Di errori ce ne sono di sicuro, sia perché la mia conoscenza dell'ebraico è limitata, sia perché – credo – anche chi conoscesse l'ebraico alla perfezione avrebbe più di una possibilità alternativa di decifrazione.
Invito quindi la lettrice e lo sparuto lettore a leggere come vuole, sperando di produrre suggestioni, e a scrivermi all'indirizzo indicato in fondo al libro anche per segnalarmi divergenze d'opinioone, suggerimenti, correzioni e chi più ne ha più ne scriva.
Buona lettura!
Milano, diciassette aprile duemilaquattordici

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