Carmina
di Luca Centoni
Giovane Holden Edizioni · 2016
Descrizione
Nell’era di Facebook, Twitter, WhatsApp e oltre, pare ovvio reinterpretare il linguaggio, e di conseguenza la comunicazione, sia a livello formale che contenutistico. In questo contesto social che ruolo può essere ancora attribuito alla poesia? Ammesso che si riesca prima a intenderci su che cosa si intende (non casuale bisticcio di parole) per poesia, alla fine il valore della poesia è quello che essa ha sempre avuto. Essa parlerà della bellezza, del dolore, dell’amore e della morte e grazie alla forza evocativa che possiede, riuscirà a entrare nella sfera dei sentimenti e delle emozioni di chi legge, sempre rinnovandosi e mutando significato e significante al mutarsi dello stato d’animo del lettore.
Si può scrivere una poesia con la stessa leggerezza con cui si scrive un messaggino? O ancora si scrive solo esigendo da se stessi un profondo esame di coscienza, un rinnegamento di sé, e – non ultimo – un doloroso scontro con la struttura linguistica?
Nel caso della poesia di Luca Centoni è impossibile rispondere in un senso piuttosto che in un altro.
I suoi versi sono una discesa nell’abisso del cuore delle donne che ha incontrato, amato, perduto, abbracciato. Un cuore illuminato da lampi, popolato di progetti, di sogni e di delusioni, di confessioni, e di contrasti, altamente vitale. Carmina, silloge emblematica a partire dal titolo, è la sintesi delle sue esperienze relazionali.
Liriche legatissime fra loro, in parte concatenate, in parte attraversate da fili addirittura lessicali non mancano di scissioni interiori, proliferare di voci intime e talvolta laceranti che pure accompagnano il poeta lungo un percorso di felicità istintivo e infuocato, ma nello stesso tempo pacificante.
Si può scrivere una poesia con la stessa leggerezza con cui si scrive un messaggino? O ancora si scrive solo esigendo da se stessi un profondo esame di coscienza, un rinnegamento di sé, e – non ultimo – un doloroso scontro con la struttura linguistica?
Nel caso della poesia di Luca Centoni è impossibile rispondere in un senso piuttosto che in un altro.
I suoi versi sono una discesa nell’abisso del cuore delle donne che ha incontrato, amato, perduto, abbracciato. Un cuore illuminato da lampi, popolato di progetti, di sogni e di delusioni, di confessioni, e di contrasti, altamente vitale. Carmina, silloge emblematica a partire dal titolo, è la sintesi delle sue esperienze relazionali.
Liriche legatissime fra loro, in parte concatenate, in parte attraversate da fili addirittura lessicali non mancano di scissioni interiori, proliferare di voci intime e talvolta laceranti che pure accompagnano il poeta lungo un percorso di felicità istintivo e infuocato, ma nello stesso tempo pacificante.
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