Essere niente e altro
Robin Edizioni · 2024
Descrizione
Diventa ciò che sei (nel mondo, con gli altri…): forse è questo il compito che più di ogni altro rende ogni essere “umano”. Purtroppo, realizzarlo è estremamente difficile, spesso quasi impossibile. Per questo la nostra vita è essenzialmente la storia – psicologica ed esistenziale, erotica e spirituale – dei tentativi di scoprire e riconoscere se stessi nella relazione con l’ “altro”: la madre e il padre, l’amante e i figli, l’amico o i “nemici”, la malattia e la morte, Dio o il nulla. Questi tentativi costituiscono altrettanti percorsi di questo libro (nel quale la differenza tra pensieri e versi non è quasi mai conciliata): bisogno o desiderio; riflessione o donazione; conoscere, riconoscersi o inconscio; sensazioni, emozioni e intenzioni; passione e amore; controllo, possesso o abbandono; ricordo, presenza e mancanza; acque, terre e orizzonti. Questi scritti testimoniano la formazione e la tensione di queste esperienze contraddittorie in un giovane, ripercorse da lui stesso molti anni dopo quella giovinezza, fino a comprendere che le nostre impossibilità e i nostri limiti si radicano nel fatto che “Io è un altro” (Rimbaud) ed è Uno, nessuno e centomila modi di non essere se stesso o di non diventarlo, come dimostrano le Maschere nude di Pirandello.
D’altra parte, cosa potremmo attenderci dall’essere umano che non sa da dove viene, ignora chi è e “non è padrone in casa propria” (Freud), che non può sapere dove sta andando o dove è destinato ad arrivare? Eppure già Ulisse preferiva all’immortalità divina il ritorno e il passare del tempo, che scolpisce la nostra storia sul viso dei nostri corpi mortali, forse perché il cieco Omero vedeva che la vita è la storia del viaggio di qualcuno e di qualcosa che ha fine, mentre l’eternità è un’ipotesi implorata che ci lascia immaginare di dover diventare “tutto” ciò che possiamo essere, rischiando così di potere invece di essere… Rispetto a questi rischi, la scrittura è essenzialmente un tentativo (spesso disperato) di ricrearsi per salvarci dal niente dell’insignificanza, offrendo un “perché” capace di lasciar essere e di amare – nonostante tutto. Perché tutto ciò che non è amore è o diventa potere, onnipotenza e violenza.
D’altra parte, cosa potremmo attenderci dall’essere umano che non sa da dove viene, ignora chi è e “non è padrone in casa propria” (Freud), che non può sapere dove sta andando o dove è destinato ad arrivare? Eppure già Ulisse preferiva all’immortalità divina il ritorno e il passare del tempo, che scolpisce la nostra storia sul viso dei nostri corpi mortali, forse perché il cieco Omero vedeva che la vita è la storia del viaggio di qualcuno e di qualcosa che ha fine, mentre l’eternità è un’ipotesi implorata che ci lascia immaginare di dover diventare “tutto” ciò che possiamo essere, rischiando così di potere invece di essere… Rispetto a questi rischi, la scrittura è essenzialmente un tentativo (spesso disperato) di ricrearsi per salvarci dal niente dell’insignificanza, offrendo un “perché” capace di lasciar essere e di amare – nonostante tutto. Perché tutto ciò che non è amore è o diventa potere, onnipotenza e violenza.
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