La vita camminava a piedi nudi
Il Foglio Letterario · 2022
Descrizione
Forse non è possibile separare la poesia dall’immagine: non lo è mai stato, se gli Antichi per cercare di comprendere quale arte fosse la più nobile avevano fatto ricorso al paragone ut pictura poësis; non lo è del resto nemmeno oggi, dato che la nostra civiltà dell’immagine è declinata nell’onnipresenza di Instagram e TikTok, che però veicolano anche “poesia” (qualsiasi riferimento abbia questo termine); non lo è per Raimondo Raimondi, che ibrida le forme di esercizio poetico con riferimenti antichi e modernissimi ed alterna le immagini appunto d’arte alla parola poetica.
La vita camminava a piedi nudi è quindi, sotto questo punto di osservazione, una galleria a due piani, o se si preferisce, una vettura – comoda all’interno e però lanciata verso territori spesso esotici. Aprendo il volume infatti si fronteggiano disegni rielaborati, resi essenziali nei tratti che disseccano l’oggetto per esaltarne una carnalità diafana e però più prorompente; e i versi, che non sono intesi come didascalie di servizio dell’immagine, e chiamano una loro autonomia pur nel dialogo incessante con la figurazione.
La vita camminava a piedi nudi è quindi, sotto questo punto di osservazione, una galleria a due piani, o se si preferisce, una vettura – comoda all’interno e però lanciata verso territori spesso esotici. Aprendo il volume infatti si fronteggiano disegni rielaborati, resi essenziali nei tratti che disseccano l’oggetto per esaltarne una carnalità diafana e però più prorompente; e i versi, che non sono intesi come didascalie di servizio dell’immagine, e chiamano una loro autonomia pur nel dialogo incessante con la figurazione.
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