Teatrin da vozhi e sienzhi
Ronzani Editore · 2021
Descrizione
Introduzione di Maurizio Casagrande
«Xe ’ncora tuto rosso, / cofà ’na ferìa che no’ se inciava» [«È ancora tutto rosso, / come una ferita che non si chiude», Cue’a che credo (soneto), p. 2]: è racchiusa in questo distico, che chiude il sonetto incipitario, la chiave della presente silloge di Favaron, inscritta nel segno del lutto e della perdita irredimibile.
Pa’ cuando
Dopo no’ so cuanto tenpo
so tornà a visitare la to casa,
anca solo pa’ arieiare
on fià le stanzhe. La gera voda.
O, meio, gò trovà
’na scuea de acua
e tre assi de legno. Lì par lì
no’ gò savesto cossa pensar.
Dopo gò capìo: te gh’è lassà
l’acua pa’ cuando
che gavarìa avu sen
e pa’ farme ’na carega
co i tre assi de legno.
Renzo Favaron è nato nel 1958. Dopo un’iniziale plaquette in lingua, nel 1991 pubblica in dialetto veneto Presenze e conparse (Stamperia Valdonega, Verona). Del 2001 è il romanzo breve Dai molti vuoti (Manni, Lecce). A partire dal 2002 pubblica alcune minuscole plaquette presso le edizioni Pulcino Elefante. Nel 2003 pubblica Testamento (LietoColle, Faloppio), un’altra raccolta di poesie in dialetto, nel 2006 Di un tramonto a occidente (LietoColle, Faloppio), mentre nel 2007 Al limite del paese fertile (Book Editore, Bologna).
Il racconto La spalla (Robin B d V, Roma) è del 2005. Del 2009 è In cualche preghiera, LietoColle (vincitore del Premio Salvo Basso). Segue nel 2011 Un de tri tri de un, Atì Editore, Brescia (che raccoglie venti anni di poesia in dialetto) e, nel 2012, Ieri cofa ancuò (La Vita Felice, Milano). Del 2014 è il racconto breve Esordi invernali (CFR edizioni, Piateda). Segue, nel 2015, Balada incivie, tartufi e arlechini (Arcolaio, Forlì) e, nel 2018, Diario de mi e de la me luna (LietoColle, Faloppio). Piccolo canzoniere più bugiardo che vero (Controluna, Roma) è l’ultima opera pubblicata. Collabora con lit-blog che si occupano di poesia e narrativa.
«Xe ’ncora tuto rosso, / cofà ’na ferìa che no’ se inciava» [«È ancora tutto rosso, / come una ferita che non si chiude», Cue’a che credo (soneto), p. 2]: è racchiusa in questo distico, che chiude il sonetto incipitario, la chiave della presente silloge di Favaron, inscritta nel segno del lutto e della perdita irredimibile.
Pa’ cuando
Dopo no’ so cuanto tenpo
so tornà a visitare la to casa,
anca solo pa’ arieiare
on fià le stanzhe. La gera voda.
O, meio, gò trovà
’na scuea de acua
e tre assi de legno. Lì par lì
no’ gò savesto cossa pensar.
Dopo gò capìo: te gh’è lassà
l’acua pa’ cuando
che gavarìa avu sen
e pa’ farme ’na carega
co i tre assi de legno.
Renzo Favaron è nato nel 1958. Dopo un’iniziale plaquette in lingua, nel 1991 pubblica in dialetto veneto Presenze e conparse (Stamperia Valdonega, Verona). Del 2001 è il romanzo breve Dai molti vuoti (Manni, Lecce). A partire dal 2002 pubblica alcune minuscole plaquette presso le edizioni Pulcino Elefante. Nel 2003 pubblica Testamento (LietoColle, Faloppio), un’altra raccolta di poesie in dialetto, nel 2006 Di un tramonto a occidente (LietoColle, Faloppio), mentre nel 2007 Al limite del paese fertile (Book Editore, Bologna).
Il racconto La spalla (Robin B d V, Roma) è del 2005. Del 2009 è In cualche preghiera, LietoColle (vincitore del Premio Salvo Basso). Segue nel 2011 Un de tri tri de un, Atì Editore, Brescia (che raccoglie venti anni di poesia in dialetto) e, nel 2012, Ieri cofa ancuò (La Vita Felice, Milano). Del 2014 è il racconto breve Esordi invernali (CFR edizioni, Piateda). Segue, nel 2015, Balada incivie, tartufi e arlechini (Arcolaio, Forlì) e, nel 2018, Diario de mi e de la me luna (LietoColle, Faloppio). Piccolo canzoniere più bugiardo che vero (Controluna, Roma) è l’ultima opera pubblicata. Collabora con lit-blog che si occupano di poesia e narrativa.
Informazioni editoriali
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