Chi comanda in Italia?
goWare e Edizioni Angelo Guerini e Associati · 2018
Descrizione
Un libro che, dopo il successo di pubblico e di critica, torna con una nuova edizione ampliata e aggiornata per rispondere alla ricorrente domanda “Chi comanda in Italia?” Giulio Sapelli – economista fuori dal coro – cerca di rispondere a questo interrogativo alla sua maniera, scavando nelle vicende del dopoguerra e comparando la storia nazionale a quella europea e internazionale.
L’Italia è un caso a parte nelle relazioni istituzionali. Fino alla caduta del muro di Berlino, i partiti hanno sostituito lo Stato. Il potere in Italia è stato per quarant’anni l’intreccio tra partiti, grandi imprese e Mediobanca. Oggi, con il declino delle grandi imprese e dei partiti, la mucillagine del potere emerge come peristaltica ricerca di equilibri instabili tra piccole imprese, banche in crisi e partiti delegittimati. L’unica vertebrazione del potere rimasta è la magistratura, unitamente ai condizionamenti internazionali di una sovranità sempre più limitata in cui l’egemonia usa è sostituita da quella tedesca.
Un saggio di Antonio Pilati riallaccia l’analisi di Sapelli alla situazione odierna, ravvisandone una continuità.
Chiude il libro la traduzione della lettera aperta del 1996 di Helmut Schmidt, ex-cancelliere tedesco, a Hans Tietmeyer, allora Presidente della Bundesbank. Si tratta di un documento archetipo di un potere statale forte dove si sa chi comanda. In Italia non si sa.
L’Italia è un caso a parte nelle relazioni istituzionali. Fino alla caduta del muro di Berlino, i partiti hanno sostituito lo Stato. Il potere in Italia è stato per quarant’anni l’intreccio tra partiti, grandi imprese e Mediobanca. Oggi, con il declino delle grandi imprese e dei partiti, la mucillagine del potere emerge come peristaltica ricerca di equilibri instabili tra piccole imprese, banche in crisi e partiti delegittimati. L’unica vertebrazione del potere rimasta è la magistratura, unitamente ai condizionamenti internazionali di una sovranità sempre più limitata in cui l’egemonia usa è sostituita da quella tedesca.
Un saggio di Antonio Pilati riallaccia l’analisi di Sapelli alla situazione odierna, ravvisandone una continuità.
Chiude il libro la traduzione della lettera aperta del 1996 di Helmut Schmidt, ex-cancelliere tedesco, a Hans Tietmeyer, allora Presidente della Bundesbank. Si tratta di un documento archetipo di un potere statale forte dove si sa chi comanda. In Italia non si sa.
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