Il sardo: una lingua “normale”
Condaghes · 2015
Descrizione
Ma esiste la lingua sarda? Che cos’è? Qual è la sua storia politica e qual è la sua identità sociale? Chi ha ragione nel dibattito che si trascina dagli anni Settanta in merito alla sua promozione e ufficializzazione? Ma si tratta di una vera lingua o di dialetti troppo diversi tra loro? È giusto unificarla? Quanti la parlano? E come?
In questo libro si propone uno sguardo nuovo, appassionato, documentato e chiaro della situazione linguistica della Sardegna. Per troppo tempo si sono diffusi dei falsi luoghi comuni e delle idee convenzionali che hanno impedito una conoscenza scientifica, laica, democratica, seria, efficace ed equilibrata della lingua storica e degli altri idiomi che arricchiscono la Sardegna.
L’Autore mette il lettore in condizione di farsi un’idea in merito a pregiudizi e stereotipi, spesso di origine esterna, ma introiettati e poi diffusi dalle classi dirigenti alla società, che impediscono a tutt’oggi un pieno recupero della diversità linguistica isolana. Le cosiddette verità “scientifiche” dell’arcaicità del sardo, della sua presunta vicinanza al latino, della mutua incomprensibilità dei dialetti, della sua “anomala” frammentazione, della divisione convenzionale e forzata in logudorese e campidanese, dell’incapacità di produrre termini astratti o tecnici moderni, della sua “genuinità” popolare contrapposta all’artificiosità letteraria, dell’impossibilità di avere una letteratura e uno standard ortografico, sono analizzate e scandagliate con metodo razionale. Un’opera che cerca di demolire l’idea del sardo come lingua interessante solo per i glottologi: anomala, esotica, strana, divisa, grezza, socialmente indesiderabile, pericolosa per le istituzioni. Un lavoro che cerca di ridare al sardo la sua normalità di lingua amata e parlata dai sardi nel rispetto degli altri popoli.
In questo libro si propone uno sguardo nuovo, appassionato, documentato e chiaro della situazione linguistica della Sardegna. Per troppo tempo si sono diffusi dei falsi luoghi comuni e delle idee convenzionali che hanno impedito una conoscenza scientifica, laica, democratica, seria, efficace ed equilibrata della lingua storica e degli altri idiomi che arricchiscono la Sardegna.
L’Autore mette il lettore in condizione di farsi un’idea in merito a pregiudizi e stereotipi, spesso di origine esterna, ma introiettati e poi diffusi dalle classi dirigenti alla società, che impediscono a tutt’oggi un pieno recupero della diversità linguistica isolana. Le cosiddette verità “scientifiche” dell’arcaicità del sardo, della sua presunta vicinanza al latino, della mutua incomprensibilità dei dialetti, della sua “anomala” frammentazione, della divisione convenzionale e forzata in logudorese e campidanese, dell’incapacità di produrre termini astratti o tecnici moderni, della sua “genuinità” popolare contrapposta all’artificiosità letteraria, dell’impossibilità di avere una letteratura e uno standard ortografico, sono analizzate e scandagliate con metodo razionale. Un’opera che cerca di demolire l’idea del sardo come lingua interessante solo per i glottologi: anomala, esotica, strana, divisa, grezza, socialmente indesiderabile, pericolosa per le istituzioni. Un lavoro che cerca di ridare al sardo la sua normalità di lingua amata e parlata dai sardi nel rispetto degli altri popoli.
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