investire in...Thailandia
di Lorenzo RiccardiLuca VianelliMatteo FossatiMartino Conserva
Ipsoa · 2014
Descrizione
Il mercato della Thailandia sta affrontando al suo interno un riposizionamento strategico. Infatti si sta trasformando da un paese con produzioni labor intensive ad un paese con produzioni industriali a più alto valore aggiunto. Questa transizione è dovuta, tra le altre cose, al fatto che la manodopera non specializzata sia difficilmente reperibile (la disoccupazione è attualmente inferiore all’1%) e che il salario minimo sia stato recentemente incrementato da 221 baht/giorno (6,70 USD) a 300 baht/giorno (9 USD).
I settori trainanti dell’economia thailandese sono l’industria automobilistica, il settore della meccanica, quello medicale, le lavorazioni alimentari e trasformazioni dei prodotti agricoli ed il settore dei servizi in generale. Il BOI (Board of Investment, agenzia governativa del Ministero dell’Industria) a partire dal 2015 offrirà massimi incentivi fiscali a 10 clusters industriali tra i quali – oltre a quelli sopra menzionati – ci sono l’elettronica e gli apparecchi elettrici, le energie rinnovabili, le biotecnologie e altri settori high-tech.
La Thailandia è certamente un hub produttivo perché il suo PIL per due terzi è generato dalle esportazioni e solo per un terzo dai consumi interni. Inoltre il Paese si posiziona al 18° posto della classifica “Ease of doing Business” che misura la facilità di fare business in ciascun paese del mondo (al primo posto c’è Singapore, al secondo Hong Kong, l’Italia occupa solo il 65° posto, World Bank 2013).
Oltre a ciò non va certamente dimenticato l’aspetto fiscale. La tassazione sul reddito societario è stata ridotta a partire dal 2013 arrivando all’attuale 20%, mentre il sistema di imposte per le persone fisiche ha cambiato struttura passando da 5 a 7 fasce, di fatto riducendo, a parità di reddito, l’ammontare da riconoscere allo Stato.
Praticità, operatività
1) Rischio paese
2) Normativa import/export
3) Normativa commerciale
4) Contratto d’agenzia
5) Normativa degli investimenti esteri
6) Normativa societaria
7) Sistema fiscale
8) Normativa del lavoro
9) Tutela della proprietà intellettuale
10) Sistema valutario e finanziario
11) Indirizzi utili
I settori trainanti dell’economia thailandese sono l’industria automobilistica, il settore della meccanica, quello medicale, le lavorazioni alimentari e trasformazioni dei prodotti agricoli ed il settore dei servizi in generale. Il BOI (Board of Investment, agenzia governativa del Ministero dell’Industria) a partire dal 2015 offrirà massimi incentivi fiscali a 10 clusters industriali tra i quali – oltre a quelli sopra menzionati – ci sono l’elettronica e gli apparecchi elettrici, le energie rinnovabili, le biotecnologie e altri settori high-tech.
La Thailandia è certamente un hub produttivo perché il suo PIL per due terzi è generato dalle esportazioni e solo per un terzo dai consumi interni. Inoltre il Paese si posiziona al 18° posto della classifica “Ease of doing Business” che misura la facilità di fare business in ciascun paese del mondo (al primo posto c’è Singapore, al secondo Hong Kong, l’Italia occupa solo il 65° posto, World Bank 2013).
Oltre a ciò non va certamente dimenticato l’aspetto fiscale. La tassazione sul reddito societario è stata ridotta a partire dal 2013 arrivando all’attuale 20%, mentre il sistema di imposte per le persone fisiche ha cambiato struttura passando da 5 a 7 fasce, di fatto riducendo, a parità di reddito, l’ammontare da riconoscere allo Stato.
Praticità, operatività
1) Rischio paese
2) Normativa import/export
3) Normativa commerciale
4) Contratto d’agenzia
5) Normativa degli investimenti esteri
6) Normativa societaria
7) Sistema fiscale
8) Normativa del lavoro
9) Tutela della proprietà intellettuale
10) Sistema valutario e finanziario
11) Indirizzi utili
Informazioni editoriali
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