La famiglia ADHD e la Comunicazione Empatica
di Omar Bonanni
Kimerik · 2025
Descrizione
Mario
Sono padre di un figlio quattordicenne ADHD-DOP, diagnosi a cui facciamo fronte da circa 10 anni. Tuttavia, l’adolescenza ha portato il nostro rapporto padre-figlio a un livello pressoché insopportabile, basato sul reciproco rancore, alimentato dalla rabbia e finalizzato a inconcludenti e ricorrenti punizioni. Quindi qualcosa andava cambiato. Stanco della rabbia che mi stava divorando l’anima, vinco il mio orgoglio e contatto Omar, trovandolo un professionista preparato, anche se ero scettico sulle videolezioni. Invece, ho scoperto che condividere esperienze con altri genitori è stato un collante potente. Ho smesso di guardare mio figlio “per giudicarlo” cominciando a osservarlo con il solo fine di “comprendere i suoi bisogni del momento”. Ho smesso di anteporre le mie aspettative alle sue. Ho cominciato ad ascoltarlo invece di prevaricarlo.
Dopo una prima e naturale sensazione di “spiazzamento” di fronte a questi nuovi comportamenti paterni, ho ottenuto tantissima collaborazione. Solo gestendo la rabbia, ascoltando, entrando in empatia con mio figlio e trovando continui momenti di ascolto nei quali confrontare i reciproci modi di vedere, sono riuscito a comprendere il quadro d’insieme a cui Omar faceva riferimento nelle sue lezioni. Sono certo che questo non sia un punto di arrivo, ma senz’altro è stata la partenza più brillante che abbia mai fatto nella mia vita.
Sii faro e non tempesta.
Sono padre di un figlio quattordicenne ADHD-DOP, diagnosi a cui facciamo fronte da circa 10 anni. Tuttavia, l’adolescenza ha portato il nostro rapporto padre-figlio a un livello pressoché insopportabile, basato sul reciproco rancore, alimentato dalla rabbia e finalizzato a inconcludenti e ricorrenti punizioni. Quindi qualcosa andava cambiato. Stanco della rabbia che mi stava divorando l’anima, vinco il mio orgoglio e contatto Omar, trovandolo un professionista preparato, anche se ero scettico sulle videolezioni. Invece, ho scoperto che condividere esperienze con altri genitori è stato un collante potente. Ho smesso di guardare mio figlio “per giudicarlo” cominciando a osservarlo con il solo fine di “comprendere i suoi bisogni del momento”. Ho smesso di anteporre le mie aspettative alle sue. Ho cominciato ad ascoltarlo invece di prevaricarlo.
Dopo una prima e naturale sensazione di “spiazzamento” di fronte a questi nuovi comportamenti paterni, ho ottenuto tantissima collaborazione. Solo gestendo la rabbia, ascoltando, entrando in empatia con mio figlio e trovando continui momenti di ascolto nei quali confrontare i reciproci modi di vedere, sono riuscito a comprendere il quadro d’insieme a cui Omar faceva riferimento nelle sue lezioni. Sono certo che questo non sia un punto di arrivo, ma senz’altro è stata la partenza più brillante che abbia mai fatto nella mia vita.
Sii faro e non tempesta.
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