Il testimone di Pirano
di Laila Wadia
Infinito Edizioni · 2016
Descrizione
Pirano, Istria, prima e dopo la seconda guerra mondiale: un ragazzo cresce e diventa uomo; entra nel corpo dei pompieri e deve confrontarsi con l’occupazione nazifascista, la guerra di liberazione partigiana, la crudeltà dei nuovi padroni, l’esodo e gli orrori della follia umana. Che tocca con mano calandosi nelle foibe per recuperare i corpi delle vittime. Il testimone di Pirano è uno dei trecentomila italiani, fra istriani e giuliano dalmati che, abbandonate le terre italiane cedute alla Jugoslavia fra il 1947 e il 1954, arrivano a Trieste, dove cerca di rifarsi una vita.
“Il racconto di Mario, il testimone di Pirano, è una delle voci dell’esodo. Una voce che, come le altre, ogni volta suona come nuova, ritrovato tassello di un più ampio mosaico del dolore. Perché il ricordo dell’infanzia povera, delle ingiustizie subite, della casa abbandonata, degli alloggi provvisori, della fame e del freddo risvegliano nel lettore una pietas senza tempo né luogo. Più ancora, ricordare la discesa nelle foibe per recuperare i corpi delle vittime – scendere nel buio su quel mucchio di corpi decomposti – assume il senso di una prova assoluta, tragica allegoria di un intero secolo di guerre e di massacri”. (Pietro Spirito)
“Il lavoro di Laila Wadia scopre, con un soffio delicato, lo strato di polvere che l’incuria per la nostra storia e le nostre radici ha lasciato che si posasse e riporta all’attualità una vicenda che ogni nostro concittadino dovrebbe conoscere. È una parte di noi che riemerge dalla voragine mai piena dell’oblio”. (Luca Leone)
“Il racconto di Mario, il testimone di Pirano, è una delle voci dell’esodo. Una voce che, come le altre, ogni volta suona come nuova, ritrovato tassello di un più ampio mosaico del dolore. Perché il ricordo dell’infanzia povera, delle ingiustizie subite, della casa abbandonata, degli alloggi provvisori, della fame e del freddo risvegliano nel lettore una pietas senza tempo né luogo. Più ancora, ricordare la discesa nelle foibe per recuperare i corpi delle vittime – scendere nel buio su quel mucchio di corpi decomposti – assume il senso di una prova assoluta, tragica allegoria di un intero secolo di guerre e di massacri”. (Pietro Spirito)
“Il lavoro di Laila Wadia scopre, con un soffio delicato, lo strato di polvere che l’incuria per la nostra storia e le nostre radici ha lasciato che si posasse e riporta all’attualità una vicenda che ogni nostro concittadino dovrebbe conoscere. È una parte di noi che riemerge dalla voragine mai piena dell’oblio”. (Luca Leone)
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