Sangue e suolo

di Paolo Lombardi, Gianluca Nesi

All’Insegna del Giglio · 2017

Descrizione

«UN NUOVO EDEN». Così Adolf Hitler, nel luglio del 1941, descriveva lo stato dell’Europa dopo la prevista vittoria nazista: un continente ripulito da tutti gli individui razzialmente indesiderabili e unificato politicamente ed economicamente, un continente in cui le merci avrebbero viaggiato senza limiti, ma le persone (quelle vive, almeno) sarebbero state segregate. Questa futura condizione fu l’oggetto di una meticolosa pianificazione da parte delle SS ed esitò nel Generalplan Ost, il progetto nazista per la nuova Europa. Questa sinistra visione non nacque dal nulla; si alimentò nelle credenze della destra tedesca pre-nazista, legata ai miti esoterici della purezza del sangue e del ritorno alle radici razziali del popolo ariano. La prima generazione di nazisti, formatasi in quegli ambienti, portò quei temi all’interno del movimento nazionalsocialista e delle SS in particolare, seguaci di una teoria in cui la purezza del sangue e l’appartenenza a un determinato territorio si fondevano misticamente insieme, generando la credenza che per i portatori di puro sangue tedesco fosse indispensabile, per la creazione di un nuovo Rinascimento europeo, colonizzare i territori che appartenevano di diritto a quel sangue; fino a che, nelle seconde generazioni di nazisti, quest’idea divenne pura tecnica di dominio dello spazio: il Generalplan Ost. Nella storia di come dalle prime, oscure teorizzazioni della destra nazista si giunse a questo progetto, si dispiega la parabola di gran parte delle classi dirigenti tedesche, sedotte da questa forma di nazionalismo razzista, nelle spire di un regime avviato verso l’estremo approdo del genocidio.

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