Il duello

di Anton Čechov

Bruno Osimo · 2025

Descrizione

Un duello di idee, un duello di anime, un duello con sé stessi.
Nella soffocante e monotona cittadina balneare del Caucaso di fine Ottocento, il giovane intellettuale Ivan Laévskij vive una prigione dorata. Fuggito dalla Russia con Nadéžda Fëdorovna, la donna che ha sottratto al marito, ora si ritrova imprigionato in una relazione che non regge più, sommerso dai debiti e divorato da una noia esistenziale che lo rende apatico e volgare. Il suo unico sogno è tornare a Nord, a Pietroburgo, per riconquistare la libertà perduta, ma la mancanza di mezzi e il peso delle proprie menzogne lo tengono incatenato a una vita che odia.
A ergersi come giudice implacabile della sua debolezza è lo zoologo Nikolàj von Koren. Scienziato dalla logica darwiniana spietata, Von Koren vede in Laévskij un parassita sociale, un "microbo del colera" che la selezione naturale avrebbe già eliminato se la civiltà non avesse indebolito le leggi della sopravvivenza. L’odio che li separa non è solo personale: è lo scontro epocale tra l'umanesimo romantico, malato e decadente, e il positivismo scientifico che pretende di dettare le regole della morale e dell'evoluzione umana.
Quando la tensione esplode in una sfida a morte sulle rive del fiume Nero, Čechov trasforma un duello fisico in un grandioso teatro filosofico. Attraverso una galleria di personaggi indimenticabili – il medico bonaccione Samójlenko, il diacono ridanciano Pobédov, la fragile e tradita Nadéžda – l’autore scruta con occhio clinico l'animale-uomo, denudandone le ipocrisie, le pulsioni istintuali e la tremenda capacità di autoinganno.
Il duello (1891) è un capolavoro che anticipa le inquietudini del Novecento, un racconto lungo dove la tensione narrativa si fonde con una riflessione aspra e attualissima sulla volgarità borghese e sulla natura zoologica dell'uomo civilizzato.
Questa edizione, curata e tradotta dal russo da Bruno Osimo, offre una versione filologica integrale del testo, arricchita da un saggio conclusivo che svela i retroscena darwiniani e il sottotesto filosofico dell'opera: Per una concezione zoologica dell'uomo civilizzato.
Un classico senza tempo per chi ama la grande letteratura russa, la psicologia dei personaggi e le storie che mettono in discussione ogni certezza.
In questa novella-capolavoro del 1891, Čechov si concentra in modo particolare su un tema che tra le righe aveva già caratterizzato alcune altre opere: quello della (scarsa) differenza tra animale non umano e animale umano. Per farlo, ha scelto come protagonista lo zoologo Von Koren, che può essere considerato un Antón Pàvlovič Čechov estremamente darwiniano. L’urgenza del raffronto emerge da frasi come questa, in cui si accostano “versi” degli uni e degli altri:
Laévskij indossò cappotto e berretto, mise in tasca le sigarette e si fermò perplesso; gli sembrava di dover fare qualcos’altro. Nella via conversavano piano i padrini e stronfiavano i cavalli, e questi suoni nel primo mattino umido, quando tutti dormono e il cielo riluce appena, riempirono l’animo di Laévskij di una disperazione simile a un brutto presentimento.

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