La lettera impossibile
di Antón Čéchov
Bruno Osimo · 2026
Descrizione
È quasi Natale. In un villaggio russo, una vecchia contadina di nome Vasilisa non vede sua figlia Efim'ya da quattro anni. Dopo il matrimonio, la ragazza è partita con il marito per Pietroburgo, ha mandato due lettere e poi è scomparsa. Nessuna notizia, nessun indirizzo, nessun modo di sapere se è viva o morta. Vasilisa non sa scrivere. Suo marito Petr, un vecchio alto e magro, nemmeno. Così, il secondo giorno di festa, i due si recano alla taverna del paese e pagano un uomo di nome Egor — un ex soldato che si vanta di saper scrivere lettere — per mettere su carta ciò che non riescono a dire.
Ma la lettera che Egor scrive è un capolavoro di assurdità: citazioni inventate di regolamenti militari, parole burocratiche senza senso, un linguaggio pomposo e vuoto che non ha nulla a che vedere con l'amore, la nostalgia, la povertà e la paura che i due vecchi vorrebbero comunicare. Vasilisa piange, ma non sa correggere. Petr annuisce, fiducioso. Il foglio viene spedito, dopo undici verste a piedi fino alla stazione.
A Pietroburgo, la lettera arriva nelle mani di Efim'ya. La donna vive in una stanza angusta con il marito Andrej, shvejtsar in una clinica idroterapica, e tre bambini. Andrej è freddo, distante, indifferente: ha ricevuto altre lettere dalla campagna e non le ha mai spedite. Ma quando Efim'ya sente le prime parole di quella lettera scritta male, scoppia in lacrime. Non le importa che il testo sia privo di senso: quelle righe sono un segno tangible della casa, della neve, dei genitori, della vita che ha lasciato. «Questo è dalla nonna, dal nonno...» singhiozza, stringendo il figlio. «Dalla campagna...»
Scritto nel 1900, La lettera impossibile è uno dei racconti più commoventi e amari dell'ultimo Čechov. In poche pagine, l'autore mette in scena il dramma dell'incomunicabilità e, insieme, la tenacia dell'amore. Una lettera scritta da un analfabeta per conto di due analfabeti, piena di parole sbagliate e di formule ridicole, riesce dove la retorica fallisce: porta a casa, per un istante, il calore perduto. È un racconto sulla distanza, sulla povertà, sulla vergogna di non saper scrivere e sulla forza di un gesto che, proprio perché imperfetto, è autentico.
Questa edizione filologica, basata sulla norma ISO 9 per la traslitterazione dei caratteri cirillici, offre una traduzione accurata e un apparato che guida il lettore nella comprensione del testo e del suo contesto. Un libro per chi ama la grande letteratura russa, per chi studia Čechov e la narrativa breve, per chi è interessato alla traduzione letteraria e alla critica, e per chiunque voglia riflettere su una domanda semplice e scomoda: quante volte, pur avendo qualcosa di importante da dire, non troviamo le parole?
Anton Čechov (1860-1904) è uno dei più grandi scrittori russi, maestro del racconto breve e del teatro. Tra le sue opere più note ricordiamo Il gabbiano, Zio Vanja, Tre sorelle e Il giardino dei ciliegi. In questa collana, Bruno Osimo cura e traduce le sue opere con rigore filologico, offrendo nuove versioni e letture critiche.
Temi: letteratura russa, Čechov, narrativa breve, incomunicabilità, famiglia, povertà, analfabetismo, Natale, distanza, amore, traduzione letteraria, filologia.
Pubblico: lettori di narrativa classica e russa, studenti di letteratura e slavistica, studiosi di traduzione, appassionati di Čechov.
Collana: Opere di Čechov – edizioni filologiche a cura di Bruno Osimo.
Questo breve racconto del 1899 si svolge tutto nell'arco di poche ore. Nella prima parte una vecchia baba che non sa più nulla della figlia da quattro anni, da quando s'è sposata ed è andata a stare in città col marito, cerca di dettare una lettera a chi è meno analfabeta di lei, un soldato a casa per le feste che intercorrono tra Natale e il 6 gennaio. Nella seconda parte la figlia riceve la lettera. Il mondo è in mano ai maschi. Le donne soccombono sempre e comunque.
Ma la lettera che Egor scrive è un capolavoro di assurdità: citazioni inventate di regolamenti militari, parole burocratiche senza senso, un linguaggio pomposo e vuoto che non ha nulla a che vedere con l'amore, la nostalgia, la povertà e la paura che i due vecchi vorrebbero comunicare. Vasilisa piange, ma non sa correggere. Petr annuisce, fiducioso. Il foglio viene spedito, dopo undici verste a piedi fino alla stazione.
A Pietroburgo, la lettera arriva nelle mani di Efim'ya. La donna vive in una stanza angusta con il marito Andrej, shvejtsar in una clinica idroterapica, e tre bambini. Andrej è freddo, distante, indifferente: ha ricevuto altre lettere dalla campagna e non le ha mai spedite. Ma quando Efim'ya sente le prime parole di quella lettera scritta male, scoppia in lacrime. Non le importa che il testo sia privo di senso: quelle righe sono un segno tangible della casa, della neve, dei genitori, della vita che ha lasciato. «Questo è dalla nonna, dal nonno...» singhiozza, stringendo il figlio. «Dalla campagna...»
Scritto nel 1900, La lettera impossibile è uno dei racconti più commoventi e amari dell'ultimo Čechov. In poche pagine, l'autore mette in scena il dramma dell'incomunicabilità e, insieme, la tenacia dell'amore. Una lettera scritta da un analfabeta per conto di due analfabeti, piena di parole sbagliate e di formule ridicole, riesce dove la retorica fallisce: porta a casa, per un istante, il calore perduto. È un racconto sulla distanza, sulla povertà, sulla vergogna di non saper scrivere e sulla forza di un gesto che, proprio perché imperfetto, è autentico.
Questa edizione filologica, basata sulla norma ISO 9 per la traslitterazione dei caratteri cirillici, offre una traduzione accurata e un apparato che guida il lettore nella comprensione del testo e del suo contesto. Un libro per chi ama la grande letteratura russa, per chi studia Čechov e la narrativa breve, per chi è interessato alla traduzione letteraria e alla critica, e per chiunque voglia riflettere su una domanda semplice e scomoda: quante volte, pur avendo qualcosa di importante da dire, non troviamo le parole?
Anton Čechov (1860-1904) è uno dei più grandi scrittori russi, maestro del racconto breve e del teatro. Tra le sue opere più note ricordiamo Il gabbiano, Zio Vanja, Tre sorelle e Il giardino dei ciliegi. In questa collana, Bruno Osimo cura e traduce le sue opere con rigore filologico, offrendo nuove versioni e letture critiche.
Temi: letteratura russa, Čechov, narrativa breve, incomunicabilità, famiglia, povertà, analfabetismo, Natale, distanza, amore, traduzione letteraria, filologia.
Pubblico: lettori di narrativa classica e russa, studenti di letteratura e slavistica, studiosi di traduzione, appassionati di Čechov.
Collana: Opere di Čechov – edizioni filologiche a cura di Bruno Osimo.
Questo breve racconto del 1899 si svolge tutto nell'arco di poche ore. Nella prima parte una vecchia baba che non sa più nulla della figlia da quattro anni, da quando s'è sposata ed è andata a stare in città col marito, cerca di dettare una lettera a chi è meno analfabeta di lei, un soldato a casa per le feste che intercorrono tra Natale e il 6 gennaio. Nella seconda parte la figlia riceve la lettera. Il mondo è in mano ai maschi. Le donne soccombono sempre e comunque.
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