Diario di un antipsichiatra
Nilalienum Edizioni · 2017
Descrizione
Sottoposta, a partire dagli anni ‘60 del Novecento, a critiche radicali incentrate sulla pratica manicomiale, la psichiatria ha recuperato il terreno perduto grazie anche all’imponente sostegno delle industrie farmaceutiche e, con un’incessante propaganda mediatica, ha conseguito un grande prestigio agli occhi dell’opinione pubblica. Tale prestigio non ha alcun fondamento.
La pratica psichiatrica contemporanea è sempre più burocratica e oggettivante. Tende a etichettare come malattie esperienze psicopatologiche di vario genere con modalità tali da evocare la possibilità che un computer programmato sulla base dei criteri diagnostici del DSM-V giungerà rapidamente a sostituire l’intervento umano. Questo andazzo che produce, specie nei pazienti giovani, più svantaggi che vantaggi, orientandoli verso un’interminabile cronicizzazione all’insegna di cure farmacologiche che si protraggono vita natural durante, è intollerabile. Tanto più perché la psichiatria sostiene che le recenti scoperte avvenute nell’ambito delle neuroscienze confermano le sue ipotesi di fondo. È un’impostura.
La verità nuda e cruda è che la pratica psichiatrica corrente è una rottamazione di esseri umani che produce enormi profitti.
La querelle che con questo libro l’autore intende riaprire, dando seguito a "Miseria della neopsichiatria" e a "Star male di testa", non ha, però, alcun intento demonizzante e tanto meno ideologico. Eccezion fatta per singole persone, gli psichiatri non sono mostri. È vero però che agiscono comportamenti e adottano strategie che sono nocivi, improduttivi e a lungo andare iatrogeni. Determinano insomma, a partire da esperienze giovanili che sono sempre comprensibili e rimediabili, un decorso tale per cui la malattia diagnosticata originariamente si realizza. Per ribaltare questa situazione occorre accettare la sfida sul piano scientifico, vale a dire contrapporre alla teoria e alla pratica psichiatrica un modello alternativo capace di comprendere e di spiegare i fenomeni psicopatologici, illuminando la loro comprensibilità. Il principio di fondo del saggio è che tutto ciò che è comprensibile in termini psicodinamici non può essere ricondotto a una presunta malattia del cervello. Il suo intento è di dimostrare, alla luce dell’analisi di numerose esperienze psicopatologiche gravi, che tutti i fenomeni psicopatologici sono comprensibili se si adotta un codice interpretativo adeguato, che, ovviamente, trascende la banalità del senso comune cui fanno riferimento gli psichiatri. La prova di questo assunto è fornita dal fatto che le analisi delle esperienze sono state convalidate da parecchi dei diretti interessati, pazienti ed ex-pazienti.
Seconda edizione riveduta e ampliata.
La pratica psichiatrica contemporanea è sempre più burocratica e oggettivante. Tende a etichettare come malattie esperienze psicopatologiche di vario genere con modalità tali da evocare la possibilità che un computer programmato sulla base dei criteri diagnostici del DSM-V giungerà rapidamente a sostituire l’intervento umano. Questo andazzo che produce, specie nei pazienti giovani, più svantaggi che vantaggi, orientandoli verso un’interminabile cronicizzazione all’insegna di cure farmacologiche che si protraggono vita natural durante, è intollerabile. Tanto più perché la psichiatria sostiene che le recenti scoperte avvenute nell’ambito delle neuroscienze confermano le sue ipotesi di fondo. È un’impostura.
La verità nuda e cruda è che la pratica psichiatrica corrente è una rottamazione di esseri umani che produce enormi profitti.
La querelle che con questo libro l’autore intende riaprire, dando seguito a "Miseria della neopsichiatria" e a "Star male di testa", non ha, però, alcun intento demonizzante e tanto meno ideologico. Eccezion fatta per singole persone, gli psichiatri non sono mostri. È vero però che agiscono comportamenti e adottano strategie che sono nocivi, improduttivi e a lungo andare iatrogeni. Determinano insomma, a partire da esperienze giovanili che sono sempre comprensibili e rimediabili, un decorso tale per cui la malattia diagnosticata originariamente si realizza. Per ribaltare questa situazione occorre accettare la sfida sul piano scientifico, vale a dire contrapporre alla teoria e alla pratica psichiatrica un modello alternativo capace di comprendere e di spiegare i fenomeni psicopatologici, illuminando la loro comprensibilità. Il principio di fondo del saggio è che tutto ciò che è comprensibile in termini psicodinamici non può essere ricondotto a una presunta malattia del cervello. Il suo intento è di dimostrare, alla luce dell’analisi di numerose esperienze psicopatologiche gravi, che tutti i fenomeni psicopatologici sono comprensibili se si adotta un codice interpretativo adeguato, che, ovviamente, trascende la banalità del senso comune cui fanno riferimento gli psichiatri. La prova di questo assunto è fornita dal fatto che le analisi delle esperienze sono state convalidate da parecchi dei diretti interessati, pazienti ed ex-pazienti.
Seconda edizione riveduta e ampliata.
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