Il Capitolo
di Claudio Aita
Liber Mundi · 2025
Descrizione
È il 1315, l’anno “senza estate”: piove da mesi, fa freddo, i campi marciscono e la fame comincia a cambiare il volto della città. Mentre Anselmo accompagna Gregorio nel palazzo fortificato del vescovo, l’aria è tesa, pronta a esplodere. Poi arrivano i delitti: morti atroci che sembrano scandite dall’Apocalisse, come se qualcuno stesse trasformando la paura collettiva in un rituale.
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È il 1315. L’anno “senza estate”.
Piove da mesi. Fa freddo. I campi marciscono. Le messi non maturano.
Il cibo scarseggia e la fame comincia a cambiare il volto delle persone. Nel contado si mormora di morbi e morti improvvise, mentre in città si riversano miserabili, disperati e criminali in cerca di scampo o di prede.
Anselmo accompagna Gregorio nel palazzo fortificato del vescovo, dove il giovane deve ricopiare un codice nella biblioteca capitolare. Ma la città non è più la stessa: l’aria è tesa, pronta a incendiarsi. Basta una scintilla — una parola, un pane negato, una menzogna — per scatenare tumulti e stragi.
E come se la crisi non fosse già abbastanza, una serie di morti atroci colpisce i canonici della cattedrale. Delitti senza apparente spiegazione, che sembrano scanditi da passi dell’Apocalisse, come se qualcuno stesse trasformando la paura collettiva in un rituale.
Anselmo deve indagare in condizioni estreme: tra folla affamata, predicatori di sventura, interessi ecclesiastici e potere secolare. E deve farlo in fretta, prima che il caos travolga la città — e prima che la verità colpisca anche chi crede di essere al sicuro dietro le mura del palazzo vescovile.
Perché quando il mondo ha fame, il male non ha più bisogno di nascondersi.
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Il Medioevo di Anselmo.
Il mistero, oltre i luoghi comuni.
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È il 1315. L’anno “senza estate”.
Piove da mesi. Fa freddo. I campi marciscono. Le messi non maturano.
Il cibo scarseggia e la fame comincia a cambiare il volto delle persone. Nel contado si mormora di morbi e morti improvvise, mentre in città si riversano miserabili, disperati e criminali in cerca di scampo o di prede.
Anselmo accompagna Gregorio nel palazzo fortificato del vescovo, dove il giovane deve ricopiare un codice nella biblioteca capitolare. Ma la città non è più la stessa: l’aria è tesa, pronta a incendiarsi. Basta una scintilla — una parola, un pane negato, una menzogna — per scatenare tumulti e stragi.
E come se la crisi non fosse già abbastanza, una serie di morti atroci colpisce i canonici della cattedrale. Delitti senza apparente spiegazione, che sembrano scanditi da passi dell’Apocalisse, come se qualcuno stesse trasformando la paura collettiva in un rituale.
Anselmo deve indagare in condizioni estreme: tra folla affamata, predicatori di sventura, interessi ecclesiastici e potere secolare. E deve farlo in fretta, prima che il caos travolga la città — e prima che la verità colpisca anche chi crede di essere al sicuro dietro le mura del palazzo vescovile.
Perché quando il mondo ha fame, il male non ha più bisogno di nascondersi.
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Il Medioevo di Anselmo.
Il mistero, oltre i luoghi comuni.
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