I confini del senso
di Jurij Lotman
Bruno Osimo · 2026
Descrizione
Cos'è il senso? Come nasce? Dove iniziano e dove finiscono i confini del significato?
In questo saggio fondamentale, Jurij Lotman — uno dei più grandi pensatori del Novecento e fondatore della scuola semiotica di Tartu-Mosca — rivoluziona il nostro modo di intendere la cultura. Non come un insieme di opere e tradizioni, ma come un organismo vivente che genera senso in modo continuo.
Lotman introduce il concetto di semiosfera: lo spazio immateriale in cui la cultura produce significato. Un universo fatto di confini, traduzioni, scambi, dialogo tra lingue e tra culture. Un meccanismo che trasforma il caos in ordine, l'estraneo in familiare, il nonsenso in senso.
Attraverso esempi che spaziano dalla pittura di Géricault alla poesia di Puškin, dalla lingua cinese ai palindromi, dalla psicologia alla biologia, Lotman svela le leggi profonde che governano la cultura e la mente umana.
I confini del senso è un libro per chi cerca di capire come funziona il mondo che ci circonda. Per chi vuole comprendere il meccanismo della comunicazione, della creatività e della generazione di significato. Per chi si interroga sul senso delle cose.
«Senza la semiosfera, non solo il linguaggio non funziona, ma non esiste nemmeno.»
Nella nostra società, in Italia, esiste una disciplina denominata «semiotica» che appare sconosciuta alla maggior parte delle persone; non mi riferisco soltanto a chi ha un grado di istruzione mediobasso, ma anche a chi ha studiato a livello universitario. C'è proprio, nella nostra cultura italiana, scarso interesse per una disciplina che spesso viene confusa con la linguistica, a volte con la critica letteraria. Sullo scaffale della libreria Feltrinelli della stazione Centrale di Milano, la saggistica è divisa per discipline. Non esiste un reparto «semiotica» e, quando ho chiesto a un commesso dove reperirla, mi è stato indicato uno scaffale di 3 metri per 2 con la frase «Provi un po' a guardare qui tra la critica letteraria». Questo scaffale, che andrebbe fotografato e analizzato più nei dettagli per avere uno spaccato dell'atteggiamento della nostra cultura verso queste materie, contiene testi di critica e, in basso a destra, un angolino per la traduzione. Invece, nella sezione filosofia, Peirce è assente, c'è Wittgenstein, ma non c'è Ogden, né Berkeley, né Locke. Jakobson, presente solo coi saggi di linguistica generale (che lui non ha mai pubblicato in quanto tali né con quel titolo), è sempre nello scaffale jolly critica/linguistica/traduzione.
In questo saggio fondamentale, Jurij Lotman — uno dei più grandi pensatori del Novecento e fondatore della scuola semiotica di Tartu-Mosca — rivoluziona il nostro modo di intendere la cultura. Non come un insieme di opere e tradizioni, ma come un organismo vivente che genera senso in modo continuo.
Lotman introduce il concetto di semiosfera: lo spazio immateriale in cui la cultura produce significato. Un universo fatto di confini, traduzioni, scambi, dialogo tra lingue e tra culture. Un meccanismo che trasforma il caos in ordine, l'estraneo in familiare, il nonsenso in senso.
Attraverso esempi che spaziano dalla pittura di Géricault alla poesia di Puškin, dalla lingua cinese ai palindromi, dalla psicologia alla biologia, Lotman svela le leggi profonde che governano la cultura e la mente umana.
I confini del senso è un libro per chi cerca di capire come funziona il mondo che ci circonda. Per chi vuole comprendere il meccanismo della comunicazione, della creatività e della generazione di significato. Per chi si interroga sul senso delle cose.
«Senza la semiosfera, non solo il linguaggio non funziona, ma non esiste nemmeno.»
Nella nostra società, in Italia, esiste una disciplina denominata «semiotica» che appare sconosciuta alla maggior parte delle persone; non mi riferisco soltanto a chi ha un grado di istruzione mediobasso, ma anche a chi ha studiato a livello universitario. C'è proprio, nella nostra cultura italiana, scarso interesse per una disciplina che spesso viene confusa con la linguistica, a volte con la critica letteraria. Sullo scaffale della libreria Feltrinelli della stazione Centrale di Milano, la saggistica è divisa per discipline. Non esiste un reparto «semiotica» e, quando ho chiesto a un commesso dove reperirla, mi è stato indicato uno scaffale di 3 metri per 2 con la frase «Provi un po' a guardare qui tra la critica letteraria». Questo scaffale, che andrebbe fotografato e analizzato più nei dettagli per avere uno spaccato dell'atteggiamento della nostra cultura verso queste materie, contiene testi di critica e, in basso a destra, un angolino per la traduzione. Invece, nella sezione filosofia, Peirce è assente, c'è Wittgenstein, ma non c'è Ogden, né Berkeley, né Locke. Jakobson, presente solo coi saggi di linguistica generale (che lui non ha mai pubblicato in quanto tali né con quel titolo), è sempre nello scaffale jolly critica/linguistica/traduzione.
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