L’allenamento esperienziale
Gruppo Albatros Il Filo · 2017
Descrizione
Giunto alla consapevolezza della necessità di nuovi strumenti, di nuove metodologie che recuperino il senso dell’agire sportivo o dell’educare, in questo saggio l’autore propone e applica il Metodo Fenomenologico husserliano per indagare e inquadrare le Scienze Motorie e gli Sport come manifestazione della personalità; là dove finiscono di indagare le Scienze dei dati di fatto, inizia ad indagare la Fenomenologia, alla ricerca del senso o non senso delle Scienze stesse.
Così l’allenamento non è solo un apprendere nuovi gesti, ma assume la connotazione della leggera accettazione della realtà come apparenza e della fugacità della vita che inesorabile scorre nel minuto secondo.
Tutto proteso verso la vita, il corpo è ciò che ci mette in relazione con gli altri esseri umani: come nel gioco... un farsi e disfarsi, costruire e distruggere, senza alcuna qualificazione morale... alla ricerca della verità, della giustizia, della libertà, dell’uguaglianza, della comprensione reciproca e della gioiosa convivenza tra gli esseri umani.
Il mondo circostante, allora, non è un mondo “in sé”, ma un mondo “per me” di cui posso sentirmi partecipe.
L’apertura al possibile, ovvero quel passaggio dall’”Io voglio” all’”Io posso”, da una parte sbilancia le certezze dell’io voglio e dall’altra trasforma ed amplia lo stile, spezzando le forme di abitudine. Il vero ostacolo non è la capacità di sceglier... ma la possibilità!
Così l’allenamento non è solo un apprendere nuovi gesti, ma assume la connotazione della leggera accettazione della realtà come apparenza e della fugacità della vita che inesorabile scorre nel minuto secondo.
Tutto proteso verso la vita, il corpo è ciò che ci mette in relazione con gli altri esseri umani: come nel gioco... un farsi e disfarsi, costruire e distruggere, senza alcuna qualificazione morale... alla ricerca della verità, della giustizia, della libertà, dell’uguaglianza, della comprensione reciproca e della gioiosa convivenza tra gli esseri umani.
Il mondo circostante, allora, non è un mondo “in sé”, ma un mondo “per me” di cui posso sentirmi partecipe.
L’apertura al possibile, ovvero quel passaggio dall’”Io voglio” all’”Io posso”, da una parte sbilancia le certezze dell’io voglio e dall’altra trasforma ed amplia lo stile, spezzando le forme di abitudine. Il vero ostacolo non è la capacità di sceglier... ma la possibilità!
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